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Cronaca

MEETING/ Può la "giustizia" degli uomini imitare quella di Dio?

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Per la nostra giustizia penale, invece, la resispiscenza, il pentimento, le attività di riparazione successive alla commissione dell'illecito, lo stesso perdono della persona offesa, servono solo (e non sempre) ad attenuare, ma giammai ad elidere del tutto, la risposta punitiva dello Stato, la quale scatta spesso anche senza, e magari contro, la volontà della persona offesa.

La giustizia degli uomini quasi mai è portata a guardare “in interiore homine”, in quanto essa si limita a giudicare le azioni dall'esterno, pur pretendendo che esse appaiano come espressione della libera volontà dell'uomo (la responsabilità penale presuppone pur sempre la capacità di intendere e di volere).

 

Da questo punto di vista, appare perfettamente logico che il disvalore connesso ai diversi reati sia proporzionale alla gravità dell'offesa arrecata ai beni giuridicamente protetti (così, a scalare: vita, libertà, patrimonio, onore, ecc.).

Diversamente è invece a dirsi dal punto di vista di Dio: Dante, ad esempio, nel delineare i nove cerchi concentrici degradanti verso il centro della terra, li ordina distribuendoli a seconda della gravità dei peccati, prendendosi però la libertà di considerare un assassino meno malvagio di un falsario di monete o addirittura di un ladro, valorizzando in questo la determinazione al male, la lucidità della scelta malvagia, più che l'evento malvagio considerato dal punto di vista del danno che esso ha prodotto.

A Dio interessa infatti il cuore dell'uomo, ed è per questo che - se il cuore si converte - è come se non avesse mai peccato.

 

Anche qui c'è una differenza tra il perdono di Dio e quello che può essere preso in considerazione dalla giustizia umana: il perdono di Dio non si limita alla cancellazione della colpa, ma agisce più in là, operando come se la colpa non si fosse mai verificata (noi invece siamo molto diversi, perché la giustizia umana - anche se prevede la riabilitazione del condannato - lascia un segno perenne nella considerazione sociale: quello è fallito, è stato in carcere, è stato indagato, è stato un terrorista ed ora siede in Parlamento, era delle Brigate rosse ed ora è consulente del ministro, ecc.).

 

Diversi passi del Vangelo sono poi molti divertenti quanto al rapporto tra Gesù ed il concetto di giustizia umana: ciò che Dio pretende dall’uomo è di molto superiore a quello che è necessario fare per osservare la legge umana e corrisponde a quella che è stata chiamata la sfida impossibile che Dio lancia all'uomo: Mt. V, 22: “Io vi dico che se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli; vi fu detto non uccidere, e chiunque avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello “stupido” sarà sottoposto al sinedrio; ma io vi dico: se tu presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, ecc., ecc.; avete inteso che fu detto: non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore; avete inteso che fu detto: occhio per occhio, dente per dente; ma io vi dico: se uno ti percuote la guancia destra, porgigli anche l'altra; a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello; se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due…, ecc.

 

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COMMENTI
22/08/2010 - Ringraziamenti (Michele Donnanno)

Bellissimo. Grazie.