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MEETING/ Può la "giustizia" degli uomini imitare quella di Dio?

giustizia_semaforoR375.jpg (Foto)

 

Serve anzitutto al condannato, perché innesta in lui un processo virtuoso che lo porterà, un domani, ad astenersi dalla reitera. Serve alla società considerata nel suo complesso, perché avrà un delinquente in meno che mette in pericolo gli interessi fondamentali della convivenza civile. Serve in certi casi alle stesse persone offese dal reato, le quali possono sentirsi ristorate dal fatto che l'autore del delitto che le ha colpite si sia reso conto del male causato, abbia sviluppato un processo di revisione critica per il male commesso, si dia da fare per contribuire al risarcimento del danno, ecc.

Ebbene: credo che il fallimento del sistema dell'esecuzione penale in Italia sia in gran parte ascrivibile alla mancata attuazione del carattere costituzionale che la pena dovrebbe avere.

 

Da questo punto di vista il ruolo degli enti non-profit impegnati negli istituti di pena è fondamentale: un’organizzazione che si basa sul non-profitto, che lavora per gli altri più che per sé, che è obbligata a reinvestire gli utili in altrettante opere per gli altri, è il segno della controtendenza, il segnale rieducativo che per eccellenza può indurre chi ha delinquito, soprattutto per ragioni collegate al proprio profitto materiale o morale, all’osservanza delle regole dell'altruismo, della solidarietà, dell'umanità. In sostanza alle dimensioni di quel cuore che è insito nella natura dell'uomo e che lo spinge a desiderare quelle cose più grandi che stanno oltre i suoi confini.

 

 

 

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COMMENTI
22/08/2010 - Ringraziamenti (Michele Donnanno)

Bellissimo. Grazie.