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SOCCI/ Questo "Caterina" è anche un libro per padri (e madri)

lunedì 23 agosto 2010

Uno dei più grandi critici letterari dei nostri tempi, l’americano Harold Bloom, sostiene ne “Il Canone occidentale” che «La grande scrittura è sempre una riscrittura o un revisionismo». Non è così. O almeno, non è sempre così.

A volte ci sono libri che urgono di essere scritti e in qualche modo impongono di essere letti, e soprattutto possono essere grande letteratura, anche se raccontano una storia vera. Stiamo parlando del più anomalo best seller che abbia scalato le classifiche di vendita di questa estate, "Caterina", di Antonio Socci.

Il diario di un anno terribile, scritto, come dice il sottotitolo, da un “padre nella tempesta”. Un libro di cui si è parlato ieri al Meeting di Rimini e i cui scaffali nella libreria della nuova Fiera apparivano già in parte svuotati dall’assalto dei visitatori, alla fine del primo giorno.

Molti sanno già sommariamente che cosa è accaduto a Socci, le cui passioni e polemiche di grande commentatore prima sul Giornale, sul Foglio e oggi su Libero, sono sempre state vissute pubblicamente, come si addice a un figlio di Siena, la città del Palio e di Caterina, la città del bianco e del nero del suo stemma.



 

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COMMENTI
26/08/2010 - Ho letto il libro! (PAOLA CORRADI)

Ho letto il libro e sono molto felice di averlo acquistato, perchè ho potuto dare un piccolo contributo alla causa di Caterina. Caterina nel suo stato ha fatto molto di più, per la nostra fede che tanti altri, anche nel suo letto, anche senza poter parlare. La fede di Socci poi, messa a dura prova dalla circostanza, ha messo in atto il processo di conoscenza del reale, che gli ha mostrato la consistenza ragionevole della fede stessa in Maria e in Cristo.