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Cronaca

ANTICIPAZIONE/ 1. Kretzmer (Hebrew University): nei tribunali si parla troppo di valori e si uccidono i diritti

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Tutto dipende dalla natura di quella tradizione forte, e da quanto essa sia compatibile con l’apertura, la tolleranza, l’uguaglianza. La questione più grossa sorge quando la tradizione nega l’uguaglianza tra uomini e donne, e nega i diritti fondamentali alle donne. È praticamente impossibile promuovere l’uguaglianza di uomini e donne nella vita pubblica quando una tradizione forte la rifiuta. Nella misura in cui le istituzioni internazionali, quali gli organi sui diritti umani, promuovono i diritti delle donne, esse possono essere percepite come antagoniste di tradizioni accettate in alcune società. Una questione simile sorge anche quando si tratta di discriminazioni sull’orientamento sessuale, o anche sulla criminalizzazione di rapporti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso. Se una tradizione forte non comporta la negazione di diritti umani fondamentali, dovrebbe essere possibile mantenerla in una società aperta e tollerante. Ma l’adesione alla tradizione deve sempre rimanere opzionale, e non ci dev’essere alcun tentativo di usare istituzioni politiche e giuridiche per forzare la gente a mantenere tali tradizioni.

 

Molte società hanno oggi un grande bisogno di diritti umani, basti pensare alla Cina, all’Iran, al Venezuela, o ai paesi africani come il Congo. Può dirci se uno di questi stati si è coinvolto con una istituzione internazionale e ha migliorato la situazione della propria società?

 

Purtroppo le istituzioni internazionali che si occupano dei diritti dell’uomo non hanno grandi successi nei casi veramente difficili, ossia in quegli stati in cui ci sono violazioni dei diritti umani gravi e diffuse. Le istituzioni politiche, come il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, sono sfacciatamente condizionate dagli interessi politici degli stati e non sono attrezzate per occuparsi di problemi seri di diritti umani in certi stati (Cina, Iran e Venezuela sono dei buoni esempi). Gli organi basati su un trattato internazionale sono preparati per affrontare tali questioni, ma la loro influenza sugli stati che violano sistematicamente i diritti umani è scarsa. Questi organi per promuovere il loro lavoro generalmente dipendono da gruppi che sono espressione della società civile (soprattutto Ong sui diritti umani), e negli stati in cui tali gruppi sono deboli, non esistenti o perseguitati, i punti di vista degli organi ufficiali vengono di fatto ampiamente ignorati.

 

Quale ruolo occupa la società civile nel costruire una società in cui non si parli dei diritti umani solo come qualcosa di imposto, ma come espressione della normale vita quotidiana?

 

La società civile riveste un ruolo assolutamente essenziale nel preservare i diritti umani in tutte le società. Meno si deve fare affidamento su meccanismi formali e giuridici per vederli applicati, meglio è per tutti. Nella società si può venire a creare un’atmosfera per cui la violazione di certi diritti fondamentali è guardata come inaccettabile. L’esempio più chiaro in tal senso è quello della discriminazione sulla base del sesso, della razza, della religione, di appartenenza etnica o politica: ormai il fatto che sia intollerabile discriminare per tali ragioni nel lavoro, nel dare una casa, nel distribuire servizi o in altri aspetti della vita pubblica, deve essere assimilato da ognuno. La società civile, col mostrare una tolleranza zero in queste ipotesi di discriminazione, contribuisce a tale assimilazione. Si può dire lo stesso per i casi di razzismo, o di istigazione al razzismo. In queste ipotesi, più che le reazioni della legge sono importanti le reazioni della società civile: quando i valori di non-discriminazione e di tolleranza di chi è diverso (o percepito come tale) divengono parte della vita quotidiana di una società, questa diventa più umana.

 

I diritti umani oggi sono usati spesso nella sfera pubblica. Da una parte, nei tribunali, essi sono regole giuridicamente vincolanti; dall’altra, sui media e in politica, essi diventano dei principi che danno forma a una asserita morale neutra e condivisa. Crede che questa confusione porti una minaccia a un’autentica libertà di pensiero?

 

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