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Cronaca

ANTICIPAZIONE/ 2. Snead (Usa): i fautori dell'aborto tradiscono la Costituzione americana

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Prendiamo un grande pensatore come il Professore Ronald Green, un bioeticista molto influente in America, che sostiene esplicitamente che la personalità - il massimo status morale - è una designazione conferita ad altri dai normo-dotati a seconda di quanto maggiormente porti beneficio ai loro interessi.

 

In questa visione, lo status morale (e le protezioni che comporta) cresce e diminuisce secondo il giudizio degli altri, alla luce di criteri fisici, mentali od occasionali che alcuni possono stabilire. Ciò colpisce il principio di uguaglianza alla sua testa, dando un privilegio alle pretese del più forte sul più debole. Questo principio di personalità contingente porta a conseguenze pratiche mostruose - incluso, per esempio, che le persone vengono valutate su una scala variabile di parametri morali e giuridici, a seconda della loro abilità cognitiva, della loro utilità, forza e così via. Questa nozione è manifestamente opposta e non conciliabile con una concezione piena di uguaglianza.

 

Così, la prima premessa necessaria per capire perché ci si debba occupare delle vite di chi ancora non è venuto alla luce, è avere in mente questa concezione piena e non monca di uguaglianza.

 

La seconda premessa è che chi non è ancora nato è senza dubbio parte della specie umana. L’embriologia moderna conferma la proposizione che i non nati sono già organismi umani in tutto, completi, auto-diretti, integrati, i quali, benché immaturi, si muoveranno lungo una traiettoria senza soluzione di continuità dallo stato di embrione, a quello di feto, di neonato, di bambino, di adolescente, di adulto - a condizione che ad essi sia dato un adeguato nutrimento ed ambiente circostante. Neppure il fatto che vi sia un “gemellaggio” tra embrioni, o che vi è un apparente alto tasso di perdita di embrioni nell’utero sminuisce la proposizione che dallo zigote (fase di una cellula) in poi, l’embrione umano è un organismo vivente appartenente alla specie homo sapiens.

Se combiniamo l’unica concezione difendibile dell’eguaglianza umana, la prima premessa, con il fatto ovvio che chi non è ancora nato fa parte della famiglia umana, la seconda premessa, arriviamo a una chiara conclusione normativa: i non nati sono titolari del rispetto morale fondamentale, ed essi non possono essere usati, o distrutti, per il beneficio di altri.

 

A maggior ragione, essi non possono essere mai uccisi intenzionalmente, anche se potrebbero essere più utili per noi da morti che da vivi, anche se sono piccoli, indifesi, e non ci sembrano così familiari come lo sarebbero dei fratelli o delle sorelle. Anche nei casi in cui tali persone sono destinate a morire comunque, non dovremmo mai desiderare la loro morte per i nostri fini. Non dovremmo mai spegnere le loro vite perché sono un ostacolo ai nostri desideri. Non dovremmo mai ucciderli perche giudichiamo le loro vite non più degne di essere vissute.

 

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COMMENTI
24/08/2010 - La vita umana sacra (claudia mazzola)

In ferie al mare, sono rimasta impressionata da quante coppie avessero un cane, addirittura due, una marea di bestiole per cui provo affetto, trattati come persone. E i bambini si abortiscono!