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LA STORIA/ 1. La vedova Coletta: nella mia fragilità ho riscoperto una Presenza

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Margherita Coletta (Foto Ansa)  Margherita Coletta (Foto Ansa)

Ci sono state una serie di situazioni che si sono venute a creare e che mi hanno fatto toccare con mano la mia fragilità, il mio essere uguale a tutti gli altri. Perché è importante sapere che la fede viene in aiuto, viene in soccorso, ma non ti toglie il dolore, la sofferenza. Non ti risparmia il fatto di dover affrontare la quotidianità, le cose di tutti i giorni proprio come le altre persone. Non sono i grandi dolori, ma queste cose banali che fanno sì che a un certo punto uno può crollare, sentendosi il peso della fragilità umana che abbiamo tutti. In questi mesi sapevo che Dio c’è e sono rimasta ancorata a lui, anche se la mia condizione concreta di persona era tale per cui non lo avvertivo più accanto. E’ come quando c’è un temporale, ci sono le nuvole, ma sai che sopra le nuvole c’è sempre l’azzurro.

 

E in che modo lei è cambiata attraverso queste cose che sono successe?

 

Sono cresciuta, perché attraverso quest’anno mi ha fatto tanto male ho capito molto di più che la fede va vissuta, non è fatta soltanto di belle parole. Con l’età uno matura, vive le cose in modo diverso, più adulto. E’ quello che è successo anche a me. E’ vero che sono stata già toccata nella vita da due grandi dolori, però stavolta era una cosa personale, con me stessa, non era una cosa di riflesso. Non era una cosa accaduta come in precedenza a mio marito o a mio figlio. Adesso a essere messo in discussione sono stata io, il mio rapporto personale con Dio, mio e suo, e basta.

 

In che modo per lei il cristianesimo è qualcosa che riguarda non solo i momenti drammatici della vita, ma anche la banalità di tutti i giorni?

 

Il cristianesimo riguarda soprattutto la banalità della vita di tutti i giorni, e l’ho sperimentato nell’ultimo anno. Le piccole cose, la quotidianità, i rapporti interpersonali… se non sei veramente sorretto dalla fede sono queste le cose che ti fanno andare in crisi. E ho capito che quando agisci da sola sbagli, quando pensi di farcela con le tue forze, magari dando per scontato che Gesù è presente, alla fine si cade, alle volte in maniera terribile. Però alla fine ci si rialza sempre, se si rimane ancorati a lui.

 

Magari con le ginocchia un po’ sbucciate…

 

Sì, ma anche più forti di prima. Sono proprio i nostri errori a farci fare esperienza di che cos’è veramente il cristianesimo. Ma io preferisco chiamarle esperienze più che errori, perché ti fanno diventare quello che poi uno è.

 

Tutti i grandi santi hanno avuto dei momenti difficili, penso per esempio a madre Teresa di Calcutta. Che cosa fa sì che anche una persona come madre Teresa possa andare in crisi sulla fede?

 

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