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Cronaca

LA STORIA/ 1. La vedova Coletta: nella mia fragilità ho riscoperto una Presenza

Margherita Coletta (Foto Ansa)Margherita Coletta (Foto Ansa)

Il motivo è che uno, per poter prendere parte a tutto quello a cui ha preso parte Cristo, deve sperimentare la propria fragilità, deve rendersi conto realmente che siamo un nulla senza di lui. Anche le esperienze negative, che possono sembrare di separazione dalla sua presenza, sono utili perché consentono di capire quanto è grande l’amore di Dio e sperimentarne la misericordia. In questo modo infatti nonostante gli errori, nonostante tutto quello che uno può arrivare a commettere, nella nostra piccolezza che siamo ci rendiamo conto davvero di quanto è grande il suo amore.

 

E quindi poi non pesano nemmeno gli errori commessi, almeno io così la sto vivendo così. E quindi anche sbagliare strada trasforma e ti fa diventare migliore. Ed è anche ciò che impedisce di mettere su un piedistallo chi segue Gesù, dicendo: “Io non sarò mai come lui”. E’ giusto anche comunque che uno ammetta la propria fragilità, che la fede non toglie questo, non elimina gli errori. Gesù non ci vuole come marionette. Sbagliamo, cadiamo, ci rialziamo e facciamo esperienza di questo.

 

Perché spesso quando vediamo degli esempi positivi, diciamo spesso: “Io non sarò mai così?”.

Alle volte è anche una situazione di comodo, perché dicendo così non ci sforziamo più di tanto (ride, Ndr). Ma a parte gli scherzi, in realtà si tratta di un aspetto molto personale. Il rapporto con Cristo, anche se il Vangelo è uno, è molto personale. Gesù si manifesta in maniera diversa per ognuno. Siamo tutti suoi figli, però lui ci conosce singolarmente, sa come siamo.

 

Nel suo incontro al Meeting parlerà del tema del perdono. Che cosa rende il perdono possibile per alcuni e impossibile per altri?

 

Il perdono non è una scelta che si fa in un momento particolare, è più la conseguenza di una condizione di vita, di quello che uno vive. Non è che uno si mette a tavolino e dice “Oggi lo perdono”. E’ più il frutto dato dalla fede.

 

Il titolo del Meeting di quest’anno è “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”. Che cos’è il cuore per lei e come lo spiegherebbe ai suoi figli?

 

Se parliamo di anatomia il cuore è un muscolo e basta. Per noi cristiani invece nel cuore risiede l’anima, e quindi tutte le azioni buone provengono da lì. Quando uno ha delle aspirazioni grandi, ha voglia di fare, soprattutto se per il prossimo, è Cristo che lo spinge a fare. Umanamente a volte non ci passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di soccorrere gli altri, ci viene più voglia di pensare solo a noi stessi. E invece Gesù ci mette nel cuore questo piccolo seme e ci dà la forza di affrontare, di creare, di fare cose anche più grandi di noi. Da parte nostra c’è solo il nostro sì, come Maria.

 

(Pietro Vernizzi)

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