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MEETING/ Stefano Alberto: il cuore è infallibile

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Domandiamoci: è proprio vero che questo è tutto? Per rispondere riprendiamo il famoso esempio della sveglia proposto da Giussani: “C’era dunque sul tavolo di casa sua una sveglia. Siccome lui era un bambino molto intraprendente e attivo, curioso, siccome il papà e la mamma erano andati via e c’era soltanto la sorella minore… ha visto la sveglia…, si è guardato attorno, ha preso la sveglia e l’ha smontata tutta. I pezzetti che si potevano contare… contati tutti erano 353… La sveglia era fatta di 353, ma quei 353 fattori non è più capace di metterli insieme. Perché? Perché gli manca l’idea della sveglia. Era un piccolo bambino e non un orologiaio svizzero… La ragione - che è la mente del bambino - non è capace di fare la sveglia… manca un fattore, ...l’idea della sveglia….

In tal modo la ragione implica l’affermazione dell’esistenza del mistero, intendendo per mistero un fattore presente in ogni esperienza, che non appartiene ai fattori sperimentabili, numerabili, calcolabili, dell’esperienza stessa. L’idea della sveglia è oltre il livello dei pezzi. Non è un altro pezzetto, è un’altra cosa”.

 

Senza la percezione e il riconoscimento del Mistero come fattore della realtà non c’è esperienza, di qualunque cosa si tratti. Il reale ci sollecita a ricercare qualcosa d’altro oltre quello che immediatamente ci appare, qualcosa d’altro che è il significato ultimo di ciò che appare. E’ la dinamica del segno. Bloccare questa dinamica alla reazione immediata, all’apparenza, come tante volte accade,  sarebbe soffocare irragionevolmente l’impeto originale con cui il cuore, provocato,  si protende sul reale.

 

5. “Di te ha detto il mio cuore: ‘Cercate il suo volto’; il tuo volto Signore io cerco” (Sal 27). Cristo, l’impossibile corrispondenza

 

Quando Gaetano Corti commentò in prima teologia la frase del Prologo del Vangelo di S. Giovanni “Il Verbo si è fatto carne” il presentimento avuto da Giussani alla lettura dell’inno fu chiaro: “il Verbo si è fatto carne vuol dire che la Bellezza si è fatta uomo, la Giustizia si è fatta uomo, la Bontà si è fatta uomo, la Verità si è fatta uomo. ‘Quid est veritas? Vir qui adest’. Cos’è la verità? Un uomo presente. Gesù era profetizzato dal genio di Leopardi milleottocento anni dopo la sua esistenza”.

 

Mai l’uomo avrebbe potuto immaginare una risposta così al grido del suo cuore: “Di Te ha detto il mio cuore: cercate il suo volto, il tuo volto, Signore, io cerco” (Sal 27). Risposta tanto impossibile a immaginarsi prima che accadesse come avvenimento storico, quanto supremamente conveniente nel suo libero e totalmente gratuito manifestarsi. Per Giovanni e Andrea, per i primi che lo seguirono “Gesù Cristo… si rivela come una presenza che corrisponde in modo eccezionale ai desideri più naturali del cuore e della ragione umani. Egli mostra la propria eccezionalità perché è l’uomo di fronte a cui il cuore umano avverte la corrispondenza per cui è naturalmente fatto, e che non prova mai, neanche di fronte alle cose più coinvolgenti e belle della sua esistenza - se non altro per un sospetto di brevità che adombra un’ultima tristezza.

 

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