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REAZIONI/ 1. Ezio Mauro (Repubblica): sì, solo il cuore può dar linfa al pluralismo

Ezio Mauro (Foto Imagoeconomica) Ezio Mauro (Foto Imagoeconomica)

La politica dovrebbe ricordarsi che deve servire i cittadini e il paese, ma è una vocazione che pare perduta. La classe politica è ormai qualcosa di autoreferenziale, esattamente come accadeva negli anni bui del potere sovietico: una «classe eterna» che si auto-perpetua e autoperpetuandosi, si separa dal popolo. Il concetto di rappresentanza implica dei doveri: io, eletto, ho la fortuna e il privilegio di rappresentare una comunità, persone spinte da ideali, valori e interessi reciproci e legittimi, che poi sono le cose che fanno muovere le bandiere della politica. Bandiere che in Italia sono del tutto afflosciate, a destra come a sinistra.

 

Dal suo punto di vista privilegiato di direttore di un grande quotidiano nazionale, se dovesse fare un bilancio di come il «cuore» anima e sostiene le generazioni nella società italiana, cosa direbbe?

 

Oggi siamo senz’altro più liberi di vent’anni fa. Dobbiamo dare ragione, almeno a noi stessi, delle scelte che facciamo, mentre l’adesione ideologica di vent’anni fa ragionava per idee ricevute e in qualche modo «consumava» il singolo, bruciandolo. Ora l’adesione è più critica ma anche più instabile: rende la politica più fragile, ma più libero l’individuo. Tuttavia, non si può non vedere che i ragazzi di 40 anni fa avevano una voglia di cambiare il mondo, di uscire dal privato, una generosità e una capacità di pensare «con» gli altri, che si è perduta.

 

È dunque pessimista?

 

Dovremmo essere capaci di recuperare l’impeto di costruzione del singolo, salvandolo dalla corazza ideologica che in forme nuove rischia sempre di imprigionarlo. A questa condizione avremmo una grandissima ricchezza, preziosa nei tempi in cui viviamo.

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