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Cronaca

REAZIONI/ 2. Giannino: io l'ho capito dal sacrificio di chi ha dato del tu anche a me

OSCAR GIANNINO commenta il discorso tenuto ieri da don Stefano Alberto nell’incontro dedicato al titolo di questa edizione del Meeting di Rimini

Oscar Giannino (Foto Imagoeconomica)Oscar Giannino (Foto Imagoeconomica)

Il cuore. Il desiderio. L’altro. Il mistero. È incardinata su questi quattro pilastri, la riflessione centrale del Meeting di quest’anno. Don Stefano Alberto l’ha svolta da par suo. Io posso aggiungere solo il modesto punto di vista di un laico di inveterata formazione, economista di passione e studi, che ha scoperto l’uomo cercandolo negli altri prima che in se stesso. E che dall’affectio sui che sembra dominare il nostro tempo e il mondo reale ha intuito e compreso l’amore dell’incontro, l’incontro con l’avvenimento reale e carnale che muta la storia, perché fa dell’amore senza ritorno il significato dell’incarnazione.

 

Parto da qualcosa di molto diverso da quel grido richiamato da don Stefano e che risuona nel Caligola di Camus. “L’impossibile c’è!”. Uso l’economia, perché il dibattito rilanciato in questi anni di grande crisi si presta benissimo alla bisogna. Per quanto possa apparire singolare a chi è poco esperto di questa “scienza triste”, l’economista classico e neoclassico abitualmente non si occupa delle preferenze individuali e collettive.

Dato come esogeno un certo quadro di preferenze, l’economista analizza e opìna su che cosa avviene al mutare degli incentivi e disincentivi, nella politica fiscale e di bilancio come nel diritto societario o nelle strutture di remunerazione. È anche e soprattutto per questo, che grandi economisti arrivarono al punto di dire che sotto i totalitarismi le politiche economiche sarebbero state più efficienti - una pochissimo conosciuta pagina di Keynes in favore del nazismo agli albori - o che comunque avrebbe vinto il socialismo, vedo l’ultimo capitolo del più famoso testo di Schumpeter, scritto alla fine del 1942.

Tuttavia, è arcievidente che l’economia concreta, non quella che vive matematicamente fomalizzata nella teoria, ma nelle scelte quotidiane di milioni prima e oggi di miliardi di individui, vive esattamente di ciò di cui l’economista non si occupa: non solo cioè del dispiegarsi di preferenze date coeteris paribus, ma della loro variazione e modificazione. Senza individualismo metodologico, l’economia concreta non esiste. E non dovrebbe esistere neanche quella teorica.

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