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REAZIONI/ 2. Giannino: io l'ho capito dal sacrificio di chi ha dato del tu anche a me

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Oscar Giannino (Foto Imagoeconomica)  Oscar Giannino (Foto Imagoeconomica)

Di questa somma di due terribili errori si nutre l’antiumanesimo filosofico, epistemologico ed ermeneutico tanto diffuso nei nostri tempi. Ed è di questa somma che razzismo e statalismo hanno cementato la via maestra della spaventosa menzogna dei più sanguinosi totalitarismi del secolo scorso. Essi hanno avuto successo perché hanno negato cuore e desiderio, e la loro pretesa di Homo Novus - fosse rosso o nero non importa - ha suscitato consensi di massa, prima che coatti, come pretesa risposta alla disperazione di un’Io che si vedeva descritto come inane, servo individualmente di una natura meschina, e incatenato collettivamente a olismi metaumani, ormai gli unici che contassero nella storia.

 

Al contrario, cuore e desiderio non solo esistono, ma continua e continuerà ad avere sempre senso ciò che la Tradizione giudaico-cristiana di cui siamo tutti figli vede in essi: l’anima. La definizione che a me laico mise in crisi, ormai molti anni fa, è quella che lessi nella Montagna dalle Sette Balze di Thomas Merton: «L’anima è cosa immateriale. È un principio di attività, è un “atto”, una “forma”, un principio energetico. È la vita del corpo, e deve anche avere una vita sua propria. Ma la vita dell’anima non si esplica in un soggetto fisico e materiale. Il paragonare quindi l’anima priva della grazia a un corpo senza vita è soltanto una metafora. Ma è anche una verità».

 

Di qui in avanti - sia voi prendiate don Giussani come maestro di esegesi, che nell’incontro con l’altro e con la sequela e l’esperienza di comunità richiama l’uomo al destino ricollocato al centro della storia dal Dio che si fa uomo apposta, sia voi seguiate frate Merton sulla via dell’uomo che sceglie la trappa perché ha capito che praticare l’amore per l’altro si invera nell’amore diretto per Dio - è il conto del Mistero. Il temporale nell’eterno, e l’eterno nel temporale. Di questo, come di molto altro del resto, don Stefano può dire e dice assai meglio di me.

 

Il legame reale di una comunione umana d’amore che è senso della carne disegna un orizzonte talmente sconfinato e non spaventevole che fatico ogni giorno con gioia a sentirmene attore finalmente obbligato perché io l’ho capito e scelto, di fronte a chi con la storicità del suo sacrificio ha dato del tu anche a me.

 

Un caro abbraccio a voi tutti, sorelle e fratelli del Meeting.



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