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MINATORI CILENI/ Gli psicologi: Intrappolati nella notte senza tempo, rischiano di essere sopraffatti dalle allucinazioni

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Come spiega al Sussidiario lo psichiatra Alessandro Meluzzi, «essere costretti a rimanere sottoterra per diversi giorni sospende la normale sincronizzazione dei ritmi circadiani, cioè il ciclo di 24 ore che regola sia i meccanismi della mente sia quelli della biologia. Infatti, senza l’alternarsi del giorno e della notte, viene meno la percezione del tempo che è alla base del funzionamento del nostro organismo e della nostra psiche. Con il risultato che tutti i ritmi risultano allungati rispetto a quelli naturali». Fra i pericoli maggiori correlati alla perdita del senso del tempo ci sono allucinazioni e altre degenerazioni psicotiche, capaci di innescare un domino di tensioni e problemi che possono mettere tutti a rischio. E aggiunge Meluzzi: «Anche il fatto di essere rinchiusi all’interno di spazi ristretti, costretti alla convivenza forzata in gruppo e isolati dal mondo esterno ha delle conseguenze psicologiche. Portando inevitabilmente alla creazione di una leadership per il controllo di risorse, cibo e acqua e per la gestione dei conflitti che nascono dalla convivenza forzata in spazi limitati».


Attenuando così il mix di reazioni imprevedibili che si scateneranno con il tempo, con un «alternarsi di solidarietà, per il fatto di trovarsi tutti nelle stesse difficoltà, e di aggressività per garantirsi la sopravvivenza individuale. Una tendenza che farà emergere inevitabili conflitti». Non tutti e 33 i minatori si riveleranno ugualmente forti. «I più resistenti – sottolinea Meluzzi – sono quelli più competenti, sia da un punto di vista tecnico che emotivo. Non a caso la leadership, all’interno della miniera di San Esteban, non è stata assunta dalla persona con il livello gerarchico più alto, ma dal lavoratore più anziano. Cioè da quello con la migliore conoscenza dell’ambiente sotterraneo e dei rapporti instaurati all’interno del gruppo».