BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

DIBATTITO/ Giuliano Amato: solo il cuore può favorire una legge giusta

Al Meeting di Rimini è la volta di GIULIANO AMATO, che parlerà sul tema “Presenza religiosa nello spazio pubblico”. Al sussidiario ha anticipato i temi del suo intervento. «La democrazia si fonda non sulle maggioranze ma su ragioni di civiltà»

amato_ppianoR375.jpg(Foto)

«Solo il cuore può essere il “propellente” di una legge giusta. A patto che lo si distingua dalla mera razionalità degli interessi». «I cattolici? Facciano valere non solo argomenti espressivi del loro credo, ma persuasivi per tutti. Questi argomenti esistono». Oggi sarà al Meeting di Rimini Giuliano Amato, che parlerà sul tema “Presenza religiosa nello spazio pubblico”. Ne ha parlato con il sussidiario, cominciando dal caso controverso che sta facendo discutere gli Usa: la proposta di Obama di concedere lo spazio per una mosche a Ground Zero, suscitando le aspre reazioni degli americani, anche suoi elettori.  

Professore, dobbiamo privilegiare i principi astratti o il sentire della maggioranza?

 

Se vogliamo capire la democrazia in senso realmente moderno dobbiamo intenderla non come semplice prevalenza di “principi maggioritari”: essa è piuttosto fondata su quelle che io chiamo ragioni di civiltà. Esse coincidono con la capacità - e il Meeting ne offre un valido esempio - di riconoscere l’altro, di riconoscere diritti e libertà a tutti gli esseri umani in quanto persone, a prescindere del loro status temporale.

Si spieghi, professore.

Mi riferisco a diritti e libertà figli della libertà umana e non dello status di cittadino. È indiscutibilmente vero che ci sono diritti che possono avere come fondamento soltanto la cittadinanza: per esempio il diritto ad essere eletti in un parlamento. Tuttavia c’è qualcosa che segna in modo irreversibile la modernità, e cioè il riconoscimento della persona e della sua dignità con l’«involucro» dei suoi diritti. Sorge allora la questione: cosa garantisce effettivamente in una democrazia funzionante il riconoscimento e il rispetto di questi diritti, quando vi siano orientamenti di maggioranza ad essi contrari? È difficile negare il diritto alla presenza di un crocifisso se essa è legata ad orientamenti profondi di una maggioranza cristiana. A volte purtroppo sono le idiosincrasie, le paure, la voglia di non confrontarsi, i fattori che finiscono per dominare in una maggioranza.

A garantire il riconoscimento di quei diritti possono essere le corti, istituzioni di garanzia non elettive?

 

Le corti hanno un ruolo di equilibrio proprio perché non dipendono dal voto della maggioranza e dal suo consenso. Se questi diritti sono previsti dalla legge, dalla costituzioni o dai trattati internazionali, bisogna mettere in conto che una corte li faccia valere.

E se il diritto di uno stato sovrano contrasta con il diritto convenzionale, come nel caso della Corte europea dei diritti?

Dipende. È una dialettica fa riferimento anche a corti dello stesso stato, come è accaduto in Spagna sui diritti degli immigrati illegali. Ma se una corte esprime un contesto più ampio di uno stato sovrano ma di cui quello stato sovrano fa parte, esso non può non essere partecipe degli interventi della corte. La Corte europea è espressiva di un contesto che ha dei principi comuni, ma anche delle forti diversità interne e ci possono essere stati in cui queste diversità hanno una loro forza. Il caso Lautsi lo dimostra.

In un caso come questo può legittimamente valere il nostro orientamento su quello della corte?

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo