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Cronaca

DIBATTITO/ Giuliano Amato: solo il cuore può favorire una legge giusta

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Non c’è dubbio. Com’è stato scritto non da laici, ma da persone come l’attuale Pontefice, vale per i credenti di qualunque religione la necessità di far valere i loro convincimenti con argomenti non soltanto espressivi di un credo a cui sono vincolati, ma persuasivi anche per gli altri. E questi argomenti esistono.

 

Secondo il titolo del Meeting la natura del nostro cuore è il desiderio di infinito. Esiste un nesso tra natura, desiderio del cuore e legge?

 

Dovrebbe esistere, ed è il dilemma di Böckenförde. È possibile superarlo se si accetta che c’è un fondamento pre-giuridico che fa da motore di ciò che poi, attraverso la legge, viene indicato come giusto e ingiusto, come fine da perseguire o fine da evitare. Senza questo «propellente» la legge tende a essere piccola, priva della sua capacità di insegnare la grandezza.

 

Quel «propellente» può essere il cuore?

 

Se lo usiamo contrapponendolo alla mera razionalità dell’incontro tra gli interessi, allora la mia risposta è sì.

 

Che nozione di ragione sta alla base di una società plurale?

 

Quella, se mi permette di citare Ratzinger, per cui «l’interculturalità è una dimensione necessaria della discussione sulle questioni fondamentali dell’essenza dell’essere umano». Interculturalità che non può essere sviluppata né tutta all’interno del cristianesimo, né puramente all’interno della tradizione razionalista occidentale.

 

A proposito di bene comune, il paese si dibatte in una crisi tra politica e giurisdizione che non concede tregua. Cosa manca?

 

Manca quell’araba fenice della quale parla quasi settimanalmente il Capo dello stato: un sentire comune, che si trova a dover soccombere in presenza dei soliti conflitti. Abbiamo perso il senso comune della nazione. la nazione, come diceva Renan, è nutrita da quel sentimento di solidarietà che scaturisce dai sacrifici che abbiamo compiuto insieme, e da quelli che insieme siamo disposti ad affrontare per il futuro comune. È esattamente quello che ci è venuto a mancare.

 

In un’intervista alla Stampa, Vittadini ha detto che la politica oggi è solo leadership carismatica e che non è credibile una politica fatta per cooptazione…

 

È una parte del problema. Quello delle cooptazioni è un nodo tradizionale della politica nei regimi oligarchici. Certo, c’è differenza tra le cooptazioni fatte da organizzazioni comunque illuminate, e le cooptazioni fatte in funzione di una lealtà cieca a chi comanda.

 

(Federico Ferraù)

 

 

 

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