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IL CASO/ Il mito del genitore unico che distrugge la famiglia

L’articolo di copertina del Time di fine luglio inneggia al figlio unico. Eppure, spiega LUIGI BALLERINI, dietro l’idea del settimanale è malcelata una visione distorta di cosa significhi essere genitori

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“The Only Child Myth”. La copertina di Time di fine Luglio è dedicata ai figli unici. Vi campeggia la significativa foto di un bambino che tiene legati a sé, per mano, le braccia di mamma e papà. L’impressione è che in realtà li tenga in pugno. «Si pensa che siano egoisti, viziati e soli. A dire il vero, stanno semplicemente bene - e sono in aumento». Il sottotitolo, in due righe, pone la questione nel modo più diretto possibile, una questione che potrebbe consumarsi sotto l’ombrellone nell’annoiata attesa del bagno dopo pranzo e che invece assurge agli onori di copertina per il fatto di diventare argomento di analisi sociologica: pare infatti ci sia una forte tendenza (in America) alla crescita delle famiglie con solo un figlio.

 

Anche il titolo del pezzo all’interno è inequivocabile: One and Done. Uno, e fatto! Fatto, come si dice di qualcosa che si spunta sulla lista delle cose da fare nella vita. Come dire, ci siamo tolti il pensiero… Per andare contro il luogo comune del figlio-unico-egoista-viziato-solo l’articolo offre una carrellata dei più triti luoghi comuni del pianeta: l’economia è in crisi, le spese salgono, è meglio “non diluire” ciò che si offre ai figli dovendolo dividere fra molti, non voglio rinunciare alla carriera per i figli, voglio conservarmi la libertà di viaggiare, preferisco abitare in città piuttosto che nella più economica periferia. Non vale la pena di andare oltre, anche perché queste obiezioni possono essere facilmente valutate da ciascuno (buon esercizio da ombrellone…). E’ interessante invece provare a ribaltare la prospettiva e osservare che il tipo di genitore proposto è proprio quello unico-egoista-viziato-solo. Altro che il figlio!

 

Genitore unico: non viene quasi mai citata l’unione fra papà e mamma, né preso in considerazione il fatto che le scelte possano essere condivise anche all’interno di buoni compromessi personali. Compromessi che nulla tolgono al singolo dentro una prospettiva di rispetto reciproco e attenzione per l’altro, ma che piuttosto arricchiscono entrambi per l’ottenimento di una meta comune. Genitore egoista: non parliamo qui di quel buon egoismo (purtroppo per lo più assente nella scena quotidiana) che potrebbe riassumersi nel motto “mi faccio gli affari miei”; egoismo sano perché non esclude mai l’altro visto che sa bene che per fare affari c’è bisogno di soci, per costruire qualcosa c’è sempre bisogno di un altro. Si tratta invece di quella forma di pensiero odiosa per la quale l’altro risulta di ostacolo, di impaccio. Due figli impacciano il doppio di uno, tre il triplo… posto che non si preveda un aumento addirittura esponenziale. Dell’impaccio ovviamente, mai dei vantaggi.

 

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COMMENTI
09/08/2010 - E' solo un mito la realtà è altro. (claudia mazzola)

Sabato ho incontrato Monica giovanissima, straniera, con il suo bimbo Emanuele di 15 mesi, avrebbe abortito se non fosse stato per Maria che l'ha aiutata, a casa ha altri due figli di 12 e 9 anni. I suoi occhi verdi brillavano di allegria e vitalità per la sua numerosa famiglia.