BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

IL CASO/ Il mito del genitore unico che distrugge la famiglia

Foto FotoliaFoto Fotolia

Genitore viziato: cosa vuol dire essere viziati? Coincide col vivere di comandi. Chi è viziato non chiede, comanda e gli altri devono solo eseguire gli ordini, adattarsi, modificare ogni volere al suo. Essere un adulto viziato significa non saper cambiare i propri programmi, non ascoltare nessuno. Un genitore così non concepisce nemmeno che le idee migliori possano a volte arrivare dai figli, che un viaggio in quattro o cinque riesca ad essere imprevedibilmente più soddisfacente di quello che ha in testa lui. Ossia si esclude dalla categoria della possibilità per restare in quella del già deciso. Perdendosi forse il meglio.

 

Genitore solo: io e mio figlio, io e mia moglie, quando va bene il triangolo io-mio figlio-mia moglie. Percependosi come soli le difficoltà appaiono insormontabili, le energie inadeguate, le risorse sempre al limite. Dover contare solo su se stessi è prima una decisione del pensiero che una constatazione realistica, inibisce infatti lo sguardo aperto, il provare a chiedere, la ricerca di qualcuno affidabile cui rivolgersi e con cui condividere le scelte. Effettivamente in questa prospettiva già avere un figlio appare come un atto eroico, moltiplicarli insensato.

 

Se sia meglio essere un figlio unico oppure no è un falso problema, e pure mal posto. Ogni figlio è infatti unico, anche in una famiglia di dieci persone. Unico con le sue domande e i suoi desideri per i quali desidera risposte sempre coniugate in prima persona, mai risposte collettive. Ma soprattutto ogni figlio, per stare bene, sa che unico non coincide affatto con solo. Perché l’io è sempre in relazione. E’ trasmettere questa apertura che deve premerci rispetto ai nostri figli: che non si pensino mai soli e che siano al contempo dotati di strumenti di giudizio per valutare un altro come affidabile e benefico nella comune ricerca di un ordine nella vita. Proprio a questo altro una certa tradizione concede il nome di fratello. Senza che sia necessariamente di sangue.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
09/08/2010 - E' solo un mito la realtà è altro. (claudia mazzola)

Sabato ho incontrato Monica giovanissima, straniera, con il suo bimbo Emanuele di 15 mesi, avrebbe abortito se non fosse stato per Maria che l'ha aiutata, a casa ha altri due figli di 12 e 9 anni. I suoi occhi verdi brillavano di allegria e vitalità per la sua numerosa famiglia.