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RICCARDO CHIABERGE/ Dal blog su Il Fatto: Da ateo, quando sento parlare Odifreddi o Margherita Hack, corro alla più vicina parrocchia

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Il fatto, secondo Chiamberge è che «non spetta agli scienziati dimostrare l’esistenza o non esistenza del Creatore». E come il creazionismo non può ambire allo status di scienza, così non possono farlo alcune dottrine, vendute come scienze esatte, ma prive di alcun fondamento razionale: «certe teorie cosmologiche tipo superstringhe o multiverso appartengono più alla metafisica o alla teologia che alla fisica. Scienza e religione possono tranquillamente convivere, basta che non tentino di invadere l’una il territorio dell’altra». Tornado ad Hawking, «se l’universo può fare a meno di Dio – spiega Chiamberge -, sono cavoli dell’universo, o del multiverso. È l’uomo che per lo più non riesce a farne a meno, anche quando non aderisce a nessuna religione organizzata». Chiamberge parla per esperienza diretta: «Parlo da laico: non credo in Dio, ma nel mio bisogno di Dio, benché i preti abbiano fatto del loro meglio per estirparmelo», dice. E aggiunge: «quando sento parlare Odifreddi o Margherita Hack, con quella loro sicumera che esclude categoricamente qualsiasi dimensione trascendente quasi fosse sempre e comunque una favola per gonzi, mi viene immediatamente una crisi mistica e corro alla più vicina parrocchia». Perché il corretto approccio laico alla realtà non può consistere che in uno «sano scetticismo a 360 gradi verso ogni tipo di dogma e di verità rivelata, incluse quelle scientifiche».

 

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