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SARAH SCAZZI/ Tra medium, pacchi misteriosi e identikit: sotto le telecamere il mistero della sparizione. E se qualcuno sapesse?

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«SCAPPERO’ DA QUESTO POSTO» - Intanto l’ex comandante del Ris Luciano Garofano, sarà ad Avetrana mercoledì prossimo, il 29 settembre, per iniziare a gettare luce sul mistero di come si possa sparire nel nulla in una circostanza apparentemente indecifrabile, quei 400 metri di strada allo scoperto capaci di inghiottire una ragazza tranquilla di 15 anni.

Non sarà facile il compito di Garofano, consulente della famiglia Scazzi, chiamato a ricomporre un mosaico di indizi contrastanti. Allo stato infatti c’è la pista del rapimento operato con la forza, senza per questo escludere la possibilità che la stessa ragazza, che come moltissimi suoi coetanei intratteneva amicizie virtuali sui social network, possa aver facilitato le cose ai rapitori fidandosi della persona sbagliata: un’eventualità che non può in alcun modo essere messa da parte e che per questo gli investigatori stanno ricostruendo.

Ma c’è anche il profilo psicologico di Sarah a complicare le cose: quello cioè di una persona da un lato riservata e incline a crisi di fiducia in se stessa, dall’altro lucida e razionale, determinata - e lo attestano non pochi elementi, a cominciare dalla spunta dei giorni sul calendario e dalla cura della propria immagine sui volantini di segnalazione che avrebbero seguito un’eventuale “scomparsa” - a conseguire un piano preordinato. L’ormai nota frase di Sarah «scapperò da questo posto», confidata agli amici, insieme alla volontà di far fortuna e diventare famosa, è un elemento importante e che proprio per questo apre uno scenario diverso da quello del rapimento, senza però del tutto escluderlo.

 

I TRE IDENTIKIT - Ecco dunque girare la giostra dei sospetti, le domande incalzanti alle quali si cerca di dare una risposta. Che riguardano la badante romena che si occupava del nonno di Sarah, morto pochi giorni fa; o la stessa cugina Sabrina, o perfino il padre di Sarah, che è stato visto parlare da Concetta, la madre di Sarah, con un uomo di Avetrana che tutti conoscono per essere a zonzo a fare continuamente l’autostop.

In attesa di informazioni certe, tutte le strade sono teoricamente percorribili. Anche quella dei sogni. Ieri infatti tre cittadini di Avetrana, due donne e un uomo, hanno fatto pervenire agli inquirenti ognuno un proprio identikit di un possibile rapitore, la cui fisionomia i tre avrebbero visto in un sogno ricorrente. Non è una prova naturalmente e come tale è trattata dagli investigatori, che hanno però preso atto della singolare “segnalazione”. Gli elementi comuni sono un rapimento eseguito con la forza da parte di due uomini che avrebbero caricato Sarah su un’auto, mentre le differenze stanno nel fatto che gli identikit forniti dai tre non si somigliano. Attualmente il foglio è presente nel fascicolo dell’indagine.

Intanto non mancano i gesti di solidarietà. La squadra locale di Locorotondo - che milita nel torneo dell’Eccellenza - ha fatto mettere sulle maglie dei giocatori una stampa con l’immagine della ragazza. «Sarah a casa» è scritto. Giuseppe Palmisano, presidente della società, ha consegnato personalmente la maglia nelle mani dei genitori di Sarah.

 

 

 



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