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SPESA E SALUTE/ Non fatevi ingannare dalla data di scadenza: ecco come capire se il cibo si può consumare o no

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8 MILIONI DI LITRI DI BEVANDE - Tra gli alimenti sequestrati in un anno di lavoro dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione (Nas) ci sono anche 8,2 milioni di litri di succhi di frutta, latte e bibite varie, tolti dal commercio; 2,3 milioni di barattoli di pelati, pasta, biscotti, yogurt, formaggio, carne in scatola e cibi confezionati sequestrati; 780 centri di produzione alimentare chiusi o pignorati. In agosto, come scrive il quotidiano La Stampa, all'istituto di ricerca Censis, oltre il 60% degli italiani aveva ammesso di chiedere spesso informazioni sulla qualità di ciò che mangia: secondo il ministero dell'Agricoltura, circa 800 chili di cibo all'anno a testa. Ai quali si sommano i 300 che finiscono nella spazzatura, perché marciti nel frigo o scaduti. Alimenti trasformati in sprechi che, al momento dell'acquisto, erano invece in ottimo stato di conservazione.


ENTRO, NON OLTRE O PREFERIBILMENTE? - Ma sulla questione non tutti hanno le idee chiare. «Il sistema segue una normativa europea - spiega il colonnello Antonio Amoroso, vicecomandante dei Nas - e la scadenza è di due tipi: una perentoria, “da consumarsi entro”, è per il cibo fresco ad alta deperibilità; l'altra, “preferibilmente entro”, indica il termine minimo di conservazione entro cui il prodotto non diventa dannoso, ma perde le proprietà organolettiche». Per gli alimenti scaduti, con data d'obbligo, l'Europa proibisce la vendita. Ma chi decide quale delle due opzioni applicare? Le aziende produttrici, dopo aver valutato caratteristiche, trattamento, tempo di trasporto, condizioni climatiche e numero di abitanti del luogo di vendita.

 

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