BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

SPESA E SALUTE/ Non fatevi ingannare dalla data di scadenza: ecco come capire se il cibo si può consumare o no

Carrello_SpesaR375.jpg(Foto)

Continua il colonnello: «Partite di cibo sequestrate sono la peggior pubblicità e i marchi seri tendono a non barare sulle scadenze». Resta il fatto che «toelettatura» e «restyling» su confezioni di formaggio, passate di pomodoro artigianali, pasta fresca oppure pesce surgelato non sono episodi rari e sugli scaffali finiscono prodotti a cui, manipolata l'etichetta, è stata posticipata la scadenza. Un reato penale che «sporca» un settore, quello alimentare, che in Italia dovrebbe valere quanto il petrolio per gli sceicchi, ma che riesce pure a trovare una sorta di alibi: «Commercianti o produttori disonesti – dice Agostino Macrì, dell'Unione nazionale consumatori, intervistato da La Stampa - non temono intossicazioni o avvelenamenti, perché sanno che mangiare un cibo scaduto non è molto più pericoloso che nutrirsi con prodotti mal conservati».


Come dire: fa meno danni gustare uno yogurt scaduto da dieci giorni - al massimo perde fermenti lattici - piuttosto che un barattolo entro la data di scadenza, ma preso da un banco frigo con più gradi del previsto. Stesso discorso per i cibi freschi, che dopo la scadenza non possono essere venduti, ma consumati sì, se ben conservati: la carne però non va mangiata se il colore non vi convince, le mozzarelle diventate cattive si riconoscono dal sapore, il pesce dagli occhi, la frutta dalle foglie. Per evitare di contrarre la salmonella un'attenzione particolare va inoltre posta alle uova, che sono tra i cibi con l'etichettatura più complicata: scadenza obbligatoria entro 28 giorni da quando l'uovo è deposto, ma divieto di vendita già sette giorni prima. Chi lo fa rischia un'accusa di frode, ma ciò non significa che l'uovo sia da buttare.