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SPESA E SALUTE/ Non fatevi ingannare dalla data di scadenza: ecco come capire se il cibo si può consumare o no

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I RISCHI DELL’IMPORT - «Ci sono negozianti - dice Macrì - che cambiano la scadenza alle scorte in magazzino, ma pure camionisti che risparmiano sulla corrente nelle celle frigorifere. E il rischio di proliferazione di funghi aumenta». Insomma: sono così tante le variabili che non tutti sono convinti che i limiti decisi dalle aziende siano garanzia di buon prodotto. Per i salutisti la scadenza è indispensabile, per i «razionali» indicativa, per i fatalisti inutile. E c'è chi, come Gandolfo Garbarino, responsabile del settore igiene e allevamento della sezione zootecnica della Regione Piemonte, va addirittura oltre: «La filiera in Italia è sempre più lunga. Importiamo derrate alimentari di ogni genere: frutta esotica, verdura, pesce surgelato e il 40% della carne che consumiamo. Quanto può contare un data di scadenza, se poco si sa sulla produzione e conservazione di un cibo che arriva dall'altra parte del mondo per finire sulla nostra tavola?».


IN VINO… FALSITAS - Ma, come sottolinea sempre il rapporto «Italia a Tavola 2010», tra i prodotti più vittime di sofisticazioni e contraffazioni c’è il vino, al centro dell’attività di controllo dell’Icqrf e del Corpo Forestale, che nel 2009 hanno scoperto, ad esempio, una vasta falsificazione dell’Amarone della Valpolicella: una famosa cantina di Fara Novarese moltiplicava con comune vino da tavola diversi vini pregiati per un totale di 952.084 litri. Il falso Made in Italy è un mercato allettante soprattutto per i prodotti esportati, grazie a un «stacca-attacca» di etichette. Lo testimoniano i risultati delle operazioni dei Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari che a Ferentino (FR) hanno sequestrato rotoli di etichette recanti la dicitura «mozzarella bufala».

 

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