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Cronaca

CHIESA/ Bagnasco (Cei): Angustiati per l'Italia, in corso una guerriglia tra le macerie

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2.    Ma il nostro sguardo si allarga subito alla dimensione della Chiesa universale, la quale negli ultimi mesi – com’è noto – è stata interessata dall’emergere di vicende umilianti e dolorose. Proprio in questo frangente, però, abbiamo sperimentato la grazia che Pietro è per la Chiesa. Ancora una volta, con il suo temperamento mite e quasi schivo, e in forza della sua energia spirituale come dell’attitudine intellettuale ad andare al centro delle questioni, Benedetto XVI si è portato innanzi a tutti, e in una visione dinamica della fede ha indicato nel Signore Gesù colui che «cammina avanti a noi, ci precede, ci mostra la strada» (Omelia ai Membri della Pontificia Commissione Biblica, 15 aprile 2010); ha ricordato che solo «nella grande prospettiva della vita eterna il Cristianesimo rivela tutto il suo senso» (ib). Come a dire: i problemi possono anche attanagliarci il cuore e causare sofferenze acute, ma il dolore deve aprirci ad una nuova adesione, ad un “sì” più intenso alla volontà del nostro Maestro e Signore. Ci ricorda che  ogni evento  chiama ad una incessante conversione. È il punto che sta a cuore al Papa: «Dobbiamo ri-imparare proprio questo essenziale: la conversione» (Ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo, 11 maggio 2010). Cioè, la metànoia. Questa è «la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve esprimere, che noi, che ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione» (ib). Occorre dunque «riconoscere quanto è sbagliato nella nostra vita, aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione, della trasformazione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento» (Omelia cit.). Si trova indicata qui, con il pàthos che essa esige, la vera fondamentale riforma della Chiesa, quella che si pone – e l’hanno insegnato tutti i veri riformatori – come requisito-base di qualsiasi vero rinnovamento ecclesiale. Il che, per Benedetto XVI, deve anzitutto concepirsi non nel confronto con il mondo, ma in rapporto a Cristo. È Lui il vero parametro, non altri e non altro. Parlando della figura di santa Ildegarda, e criticando la pretesa dei càtari, il Papa appena qualche settimana fa ha ripetuto un concetto a lui molto caro: «Un vero rinnovamento della comunità ecclesiale non si ottiene tanto con il cambiamento delle strutture, quanto con un sincero spirito di penitenza e un cammino operoso di conversione (…) Questo è un messaggio che non dovremmo mai dimenticare» (Udienza generale, 8 settembre 2010). È questo essenziale cammino di riforma, che il Papa indica e percorre davanti a tutti; che ognuno – pastori e popolo – deve abbracciare in modo netto, con rinnovata decisione e fiducia, e senza mai trascurare che «la zizzania esiste anche in seno alla Chiesa e tra coloro che il Signore ha accolto al suo servizio in modo  particolare. Ma la luce di Dio non è tramontata, il grano buono non è stato soffocato dalla semina del male» (Messaggio per l’Apertura del 2° Kirchentag ecumenico tedesco, 10 maggio 2010). Il viaggio che il Santo Padre ha compiuto nel Regno Unito si è realmente rivelato un «evento storico» (Benedetto XVI, All’Udienza generale, 22 settembre 2010). Infatti, ha messo in evidenza – stavolta forse più che in altre occasioni – che la «partita» su Dio resta nella coscienza occidentale del tutto aperta. E se è vero che non ci dev’essere spazio per illusioni, non ce ne può essere neppure per pessimismi illogici e precipitosi. Il Papa stesso, tracciando un primo bilancio, ha confidato che il viaggio  confermava una sua «profonda convinzione», ossia che «le antiche nazioni dell’Europa hanno un’anima cristiana, che costituisce un tutt’uno col “genio” e la storia dei rispettivi popoli» (ib). Considerando che con i suoi discorsi egli ha inteso rivolgersi all’«intero Occidente, dialogando con le ragioni di questa civiltà» (ib), ritengo che potrebbe essere utile riprendere – in una prossima circostanza, al di là dunque di quanto riusciremo a fare in questo Consiglio Permanente – alcuni nuclei tematici della visita e far sì che parlino alla nostra vita e alla missione delle nostre comunità.