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IL FATTO/ Morte e nascita di Idil, il miracolo di un fiore tra le macchine

Pubblicazione:mercoledì 29 settembre 2010

Neonato_piangeR400_4ott10.jpg (Foto)

 

Che differenza tra l’immagine dell’islam che ci viene da questo padre e quella di violenza ottusa e perfida menzogna che ci viene trasmessa dai media! La consistenza di tutta questa storia è che la piccola Idil è un miracolo, che il miracolo non è un’anomalia ma è il fondamento stesso dell’esperienza umana, la sola cosa per cui la vita acquista un senso. Per questo padre la vita, nonostante il grande dolore per la perdita della moglie, ora riparte nuovamente, carica di promesse.

 

L’augurio è che la forza di questo miracolo possa farsi sentire anche presso la parte della famiglia rimasta in Somalia, che possa ridare speranza a una condizione umana di miseria che sembrerebbe disperata. Per concludere. Questa vicenda ci obbliga a ripensare al senso delle parole che usiamo. Per esempio l’avverbio artificialmente, nel cui uso si nasconde spesso l’intenzione di orientare le opinioni (artificiale uguale sbagliato, immorale eccetera).

 

Eppure c’è una bella differenza tra i procedimenti artificiali veri e propri, nei quali ogni elemento del procedimento sia controllato o, meglio, prodotto da chi compie quell’artificio, e un caso come questo, in cui di controllo ce n’è così poco che una vita umana si può sviluppare, grazie a Dio, dentro lo scafandro di un corpo che la scienza ha dichiarato morto. Così, le macchine sostengono artificialmente una vita di cui però non sanno niente, che sfugge loro, e sulla quale continuaa imperare, per fortuna (e non si sa per quanto ancora), la legge del Mistero.



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