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GHEDDAFI/ Quegli appelli poco "musulmani" che fanno male all'islam moderato

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Questo avrebbe dovuto spiegare Gheddafi alle fanciulle italiane anziché cercare di ammaestrarle, mettendo in scena uno spettacolo circense in cui lui era il solo protagonista. Si può accettare di subire insegnamenti da un personaggio senza scrupoli, come lui ha dimostrato di essere nei suoi 40 anni di pugno di ferro? Gli consiglierei piuttosto di attuare sì una conversione, ma di se stesso verso la democrazia.

 

Le affermazioni fatte non aiutano di certo i musulmani che vivono all’estero, soprattutto i moderati che da anni lavorano a favore del dialogo inter-religioso e che rischiano non solo di venire guardati con ostilità, ma di diventare preda di interpretazioni erronee ed errate della dottrina islamica, cadendo nella morsa dell’odio, della confusione e di pericolose dispute che possono sfociare in veri e propri conflitti. C’è da chiedersi inoltre cosa sarebbe successo se un capo di stato occidentale in visita istituzionale in un Paese arabo-musulmano,oppure qualsiasi occidentale non musulmano, avesse fatto dichiarazioni speculari e opposte quali sarebbero state le reazioni. La risposta è ovvia.

 

Ascoltare da un dittatore - che usa il petrolio e il gas come armi di ricatto poste in bella mostra sul tavolo della politica internazionale - lezioni di galateo “islamico” a Roma è troppo. La misura è colma. La Libia è un Paese nella morsa di un regime totalitario, privo di organi parlamentari, soggetto ai capricci di un uomo e dei suoi degni amici, mai legittimati dal voto popolare. Un Paese soffocato, in cui le donne e gli uomini vivono in un’orribile galera a cielo aperto, in cui non esiste alcun tipo di libertà. Durante il mio viaggio in Libia, ho cercato invano di entrare in contatto con le associazioni femminili. Mi sono accorta con grave rammarico che la società civile non era invisibile, ma tristemente inesistente, deprivata del suo ruolo di interlocutore sociale e costretta al silenzio, lì dove vige il totale sprezzo per i diritti umani.

 

A sentire poi le affermazioni fatte sulla condizione delle donne in Libia, secondo cui esse sarebbero più libere lì che in Occidente, non si sa se ridere o piangere. La verità è che le donne libiche non sono libere: lo Stato non ha una legge di protezione domestica e ha leggi inadeguate contro la violenza sessuale. La posizione del governo rispetto alla violenza contro le donne resta una posizione di negazione, che lascia le vittime non protette e senza soluzioni. Il governo persegue solo i casi più violenti di stupro e i giudici possono proporre il matrimonio tra lo stupratore e la vittima come “rimedio sociale” al crimine. Le vittime rischiano di essere punite per adulterio o fornicazione se cercano di aggravare l’accusa. Il governo detiene decine di vittime in luoghi di “riabilitazione sociale”. A molte donne viene negato il diritto di opporsi alla detenzione. Basta leggere il rapporto di Human Rights Watch del 2009.

 

 

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03/09/2010 - Appellare al Padre nostro. (claudia mazzola)

L'Europa per salvarsi ha bisogno di un credo, ecco, mi permetto di suggerirlo io: Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, ... Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre ...