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GIORNALI/ Sapelli: l’anticlericalismo rende ciechi e Scalfari non "vede" il Meeting

Pubblicazione:lunedì 6 settembre 2010

Eugenio Scalfari (Imagoeconomica) Eugenio Scalfari (Imagoeconomica)

Caro direttore,

 

la verità non sta mai su una sola riva del fiume. Basta saper guadare le acque con leggerezza e senza furore e con umiltà e la si trova su ambo i lati. Anche l’errore si posa sulle opposte rive. Così mi sento di pensare e di parlare dopo aver prima ascoltato l’intervento di Marchionne in diretta internet e poi aver letto l’editoriale di Eugenio Scalari apparso domenica 29 agosto su Repubblica.

 

Non condivido le tesi di Marchionne per quel che riguarda il rapporto tra capitale e lavoro nel futuro. La favola di Menenio Agrippa non ha nulla a che vedere con la partecipazione dei lavoratori, la cultura riformista sindacale e la negoziazione e nemmeno con l’azionariato dei dipendenti nelle società quotate.

La cogestione tedesca ha convissuto e convive con un sindacato combattivo on the job, nella globalizzazione, che negozia e contratta flessibilità e sacrifici senza perdere la sua autonomia culturale, così come la globalizzazione convive con un sindacato Usa - ieri e oggi - frastagliato e diviso, ma sempre culturalmente orientato all’associativismo anziché al classismo di sindacati che si auto-proclamano portatori di un interesse “generale”, che non si sa quale sia se non quello delle oligarchie che lo dominano ( Robert Michels insegna).

 

Ma sono sindacati, non appendici degli uffici delle pur sacrosante relazioni interne aziendali. Addirittura Cesare Romiti ha dovuto insegnare a Marchionne l’abc del pluralismo industriale e ricordargli che combattere non vuol dire annientare o dividere. La sussidiarietà non vuol dire comandare da soli, ma cooperare e non perdere mai la speranza di convincere chi non coopera: questa è l’“antropologia positiva”. La Rerum Novarum andrebbe riletta e interpretata nel suo storico valore: riserverebbe delle sorprese anche al buon Marchionne e ai suoi corifei.

 

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COMMENTI
10/09/2010 - Ma allora dove era il confronto? (Guido Gazzoli)

Se lo slogan del Meeting era la sussidiarietà, cosa altamente condivisibile e proponibile specialmente al giorno d'oggi, credo che la stessa trovi la sua linfa nel confronto di idee. Altrimenti diventa un puro esercizio dialettico fine a se stesso. Ecco il punto. Se di Fiat e dell'economia del Paese devono parlare Marchionne, Marcegaglia, Sacconi, Matteoli e NESSUN altro, allora ritiriamo fuori il vecchio anneddoto di Henry Ford: "Il cliente può scegliere l'auto del colore che più gli piace, basta che sia blu". Francamente Scalfari non è mai stato santo di mia devozione, ma non credo abbia tutti i torti. Ad esempio come mai le cose interessantissime dette nell'articolo non sono state nemmeno sfiorate?

 
06/09/2010 - Non bastano a Scalfari 2 occhi x vedere. (claudia mazzola)

Sabato a messa io e gianfranco al momento della consacrazione (non c'erano inginocchiatoi) ci siamo inginocchiati in terra. Alla fine della funzione una signora anziana mi ferma e mi dice: grazie a voi, il vostro gesto mi ha fatto riflettere, una volta si diceva "l'esempio trascina". Il riconoscimento viene dal cuore!