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Cronaca

GIORNALI/ Sapelli: l’anticlericalismo rende ciechi e Scalfari non "vede" il Meeting

«Il Meeting, ha detto Scalfari, è una parata di stelle del firmamento dell’economia che sfrutta i lavoratori, antagonisti o partecipativi ch’essi siano. Nulla di più lontano dal vero» secondo GIULIO SAPELLI

Eugenio Scalfari (Imagoeconomica)Eugenio Scalfari (Imagoeconomica)

Caro direttore,

La verità non sta mai su una sola riva del fiume. Basta saper guadare le acque con leggerezza e senza furore e con umiltà e la si trova su ambo i lati. Anche l’errore si posa sulle opposte rive. Così mi sento di pensare e di parlare dopo aver prima ascoltato l’intervento di Marchionne in diretta internet e poi aver letto l’editoriale di Eugenio Scalari apparso domenica 29 agosto su Repubblica.

Non condivido le tesi di Marchionne per quel che riguarda il rapporto tra capitale e lavoro nel futuro. La favola di Menenio Agrippa non ha nulla a che vedere con la partecipazione dei lavoratori, la cultura riformista sindacale e la negoziazione e nemmeno con l’azionariato dei dipendenti nelle società quotate.

La cogestione tedesca ha convissuto e convive con un sindacato combattivo on the job, nella globalizzazione, che negozia e contratta flessibilità e sacrifici senza perdere la sua autonomia culturale, così come la globalizzazione convive con un sindacato Usa - ieri e oggi - frastagliato e diviso, ma sempre culturalmente orientato all’associativismo anziché al classismo di sindacati che si auto-proclamano portatori di un interesse “generale”, che non si sa quale sia se non quello delle oligarchie che lo dominano ( Robert Michels insegna).

Ma sono sindacati, non appendici degli uffici delle pur sacrosante relazioni interne aziendali. Addirittura Cesare Romiti ha dovuto insegnare a Marchionne l’abc del pluralismo industriale e ricordargli che combattere non vuol dire annientare o dividere. La sussidiarietà non vuol dire comandare da soli, ma cooperare e non perdere mai la speranza di convincere chi non coopera: questa è l’“antropologia positiva”. La Rerum Novarum andrebbe riletta e interpretata nel suo storico valore: riserverebbe delle sorprese anche al buon Marchionne e ai suoi corifei.

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COMMENTI
10/09/2010 - Ma allora dove era il confronto? (Guido Gazzoli)

Se lo slogan del Meeting era la sussidiarietà, cosa altamente condivisibile e proponibile specialmente al giorno d'oggi, credo che la stessa trovi la sua linfa nel confronto di idee. Altrimenti diventa un puro esercizio dialettico fine a se stesso. Ecco il punto. Se di Fiat e dell'economia del Paese devono parlare Marchionne, Marcegaglia, Sacconi, Matteoli e NESSUN altro, allora ritiriamo fuori il vecchio anneddoto di Henry Ford: "Il cliente può scegliere l'auto del colore che più gli piace, basta che sia blu". Francamente Scalfari non è mai stato santo di mia devozione, ma non credo abbia tutti i torti. Ad esempio come mai le cose interessantissime dette nell'articolo non sono state nemmeno sfiorate?

 
06/09/2010 - Non bastano a Scalfari 2 occhi x vedere. (claudia mazzola)

Sabato a messa io e gianfranco al momento della consacrazione (non c'erano inginocchiatoi) ci siamo inginocchiati in terra. Alla fine della funzione una signora anziana mi ferma e mi dice: grazie a voi, il vostro gesto mi ha fatto riflettere, una volta si diceva "l'esempio trascina". Il riconoscimento viene dal cuore!