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GIORNALI/ Sapelli: l’anticlericalismo rende ciechi e Scalfari non "vede" il Meeting

Pubblicazione:lunedì 6 settembre 2010

Eugenio Scalfari (Imagoeconomica) Eugenio Scalfari (Imagoeconomica)

 

Ognuno d’altra parte partecipa al coro che preferisce. Così cantando, del resto, si scatena l’acuto irrazionale degli Scalfari di turno, corifei dell’essere sempre più à la mode di chiunque. Non è mai stato à la mode stare dalla parte delle tonache devozionali, come le chiamava uno dei miei maestri, Gabriele de Rosa, sulle orme del grande Gabriel de Bras, e le contrapponeva alle tonache istituzionali, che non sono mai unte e bisunte e son sempre dalla parte del vento che spira (o spirava) a Via Veneto e in Confindustria, mai nelle Unioni Sindacali.

Insomma, Scalfari soffre della sindrome ch’io chiamo “di Podrecca”, storico direttore de L’Asino, giornale anticlericale ottocentesco che fustigava frati e papi con violenza non solo verbale. Antonio Gramsci smascherò l’incomprensione della storia d’Italia che si celava dietro quell’anticlericalismo. Evidentemente quell’incomprensione continua, s’ accresce.

 

Ma veniamo al succo del discorso. Il Meeting, ha detto Scalfari, è una parata di stelle del firmamento dell’economia che sfrutta i lavoratori, antagonisti o partecipativi ch’essi siano. Nulla di più lontano dal vero: basta leggere il programma del Meeting. È una straordinaria presenza di fede, di opere e di cultura. Se sulla nostra italica stampa quotidiana, salvo poche eccezioni, ne appare spesso solo il volto relazionale-istituzionale è “colpa” della stampa medesima. Scalfari è di essa un personaggio storico importante, che ha formato una falange di combattenti. Spero che il prossimo anno ci dia un resoconto ancora più vero del volto del Meeting: quello che la stampa non racconta mai abbastanza.

 

Giulio Sapelli

 

 

 



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COMMENTI
10/09/2010 - Ma allora dove era il confronto? (Guido Gazzoli)

Se lo slogan del Meeting era la sussidiarietà, cosa altamente condivisibile e proponibile specialmente al giorno d'oggi, credo che la stessa trovi la sua linfa nel confronto di idee. Altrimenti diventa un puro esercizio dialettico fine a se stesso. Ecco il punto. Se di Fiat e dell'economia del Paese devono parlare Marchionne, Marcegaglia, Sacconi, Matteoli e NESSUN altro, allora ritiriamo fuori il vecchio anneddoto di Henry Ford: "Il cliente può scegliere l'auto del colore che più gli piace, basta che sia blu". Francamente Scalfari non è mai stato santo di mia devozione, ma non credo abbia tutti i torti. Ad esempio come mai le cose interessantissime dette nell'articolo non sono state nemmeno sfiorate?

 
06/09/2010 - Non bastano a Scalfari 2 occhi x vedere. (claudia mazzola)

Sabato a messa io e gianfranco al momento della consacrazione (non c'erano inginocchiatoi) ci siamo inginocchiati in terra. Alla fine della funzione una signora anziana mi ferma e mi dice: grazie a voi, il vostro gesto mi ha fatto riflettere, una volta si diceva "l'esempio trascina". Il riconoscimento viene dal cuore!