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PAPA/ Magister: educazione e libertà religiosa, la "scommessa" di Benedetto

Pubblicazione:martedì 11 gennaio 2011

Benedetto XVI (Ansa) Benedetto XVI (Ansa)

A leggere i titoli di Repubblica.it e Corriere.it, ieri, pareva che l’intero discorso di Benedetto XVI al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede riguardasse i timori della Chiesa per un’educazione sessuale fuorviante rispetto alla dottrina cattolica. In realtà in quel discorso - fa notare Sandro Magister, vaticanista de L’Espresso - c’è anche altro.

Benedetto XVI nel tradizionale discorso al corpo diplomatico è tornato a parlare di libertà religiosa.

«Scorrendo i discorsi che il Papa ha tenuto anno dopo anno ai diplomatici, in genere nei lunedì successivi all’Epifania, si può notare che questo è il primo discorso interamente centrato sul tema della libertà religiosa. Credo che questo dipenda da due fattori. Innanzitutto il fatto che la Giornata mondiale della pace, che si è celebrata lo scorso capodanno, aveva per tema esattamente la libertà religiosa. Che non può non avere una dimensione politica: essa è “misura della realizzazione del suo destino (dell’uomo, ndr) e della costruzione della comunità a cui appartiene”. E in secondo luogo, i recenti avvenimenti che hanno interessato i cristiani e che hanno portato prepotentemente in primo piano il problema nella sua drammaticità».

Essa dunque è al primo posto nelle preoccupazioni del Pontefice...

«La mia convinzione è che i discorsi di Benedetto XVI a carattere geopolitico, come quello di ieri, abbiano nelle pieghe una grande visione teologica, una vera e propria teologia della storia, sempre presente anche se non sempre “visibile”. Nel suo discorso il Papa l’ha esplicitata in modo fuggevole nel secondo capoverso: “nei nostri cuori e nel mondo intero risuona ancora l’eco del gioioso annuncio che è brillato venti secoli or sono nella notte di Betlemme, notte che simboleggia la condizione dell’umanità, nel suo bisogno di luce, d’amore e di pace”».

Perché dà rilievo a questo passaggio?

 


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