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PAPA/ Magister: educazione e libertà religiosa, la "scommessa" di Benedetto

Benedetto XVI (Ansa) Benedetto XVI (Ansa)

«La luce che si accende nelle tenebre è la luce del Dio che si fa Uomo. È questa la chiave del discorso e da essa dipende il resto. È un breve accenno, come un lampo. Lo si capisce  se si torna indietro di tre anni, al discorso che Benedetto XVI tenne al corpo diplomatico nel gennaio del 2008. I contenuti di quel discorso, a sua volta, rimandano all’omelia dell’Epifania di pochi giorni prima: una sintesi, a mio avviso rimasta finora ineguagliata nel pontificato, della visione teologica che Benedetto XVI ha della storia. In questa visione la Chiesa è il “già e non ancora” del nuovo mondo: essa è chiamata a mostrare al mondo qual è la vera via della pace».

E la teologia di Ratzinger fonda allo stesso modo il discorso di ieri al corpo diplomatico...

«Sì. Anzi, a mio modo di vedere l’accenno alla notte di Betlemme è il vero tocco di Ratzinger in un discorso sostanzialmente tecnico, preparato diligentemente dagli uffici della Segreteria di Stato».

Il Papa ha rinnovato ai governi musulmani l’appello al rispetto dei cristiani e a garantire libertà di fede e di espressione. Non hanno pesato le polemiche venute dall’Egitto qualche giorno fa?

«Benedetto XVI non ha risposto direttamente alle parole, devo dire maldestre, del grande imam di Al Azhar. Non solo non lo ha fatto lui, ma nemmeno il portavoce Federico Lombardi. Fermo restando il rifiuto di entrare nella polemica in forma diretta, il Papa non ha fatto altro che ribadire la sua convinzione, e cioè che parlare e intervenire su questi temi è non solo possibile e legittimo ma doveroso, e va fatto. E il richiamo all’Iraq fa senz’altro venire in mente l’attacco alla chiesa siro-cattolica di Baghdad del 30 ottobre».

In un passaggio si dice che in diversi paesi «l’ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società».