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Cronaca

J’ACCUSE/ Binetti: da Firenze parte il "golpe" dei radicali sul testamento biologico

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Evidentemente la sentenza che si conclude con un no, non aveva per lei dignità di sentenza, era una non-sentenza, perché solo una sentenza che collimasse con i suoi punti di vista poteva essere accettata e quindi poteva diventare concreta e operativa. Appare evidente come la libertà del sistema magistratura di rifiutare un’istanza di questo tipo è prossima allo zero, francamente inesistente, perché comunque l’avvocato potrà sempre ricorrere a un altro tribunale, in Toscana o fuori, ma comunque utilizzando il sistema della magistratura come una sorta di supermercato in cui prendere quello che piace e ignorare totalmente ciò che invece non piace.

 

Il primo caso in Italia era stato quello di un uomo, ancora nel pieno delle forze, e porta la firma del giudice tutelare del Tribunale di Modena, Guido Stanzani. Lo stesso giudice che il 13 maggio del 2008, aprendo la strada verso lo stop a cure invasive “salvavita”, affidò al marito di una malata di Sla il mandato di rispettare il suo volere di non essere tracheotomizzata.

 

In questa logica si mescolano opportunamente obbedienza e disobbedienza civile: il sì ricevuto assume immediatamente un forte carattere cogente, mentre il no ricevuto viene semplicemente ignorato, non ha alcun carattere vincolante. Questo permette di poter fare di volta in volta ciò che si preferisce, in una lunga e costante tensione verso la realizzazione dei propri desideri. La qualità vincente è la tenacia, la capacità di ricominciare da capo, fino a che non si ottiene il risultato preventivato. L’attenzione dell’Avv. Sibilla Santoni del Foro di Firenze si è infatti completamente concentrata negli ultimi mesi sulla questione del testamento biologico e del rifiuto delle cure. È sua convinzione che non ci sia alcun bisogno di una legge su questo tema, perché l’azione del giudice è già sufficiente a coprire questo tipo di domande e di richieste che possono essergli poste.

 

Basta che il giudice faccia riferimento alla figura dell’Amministratore di sostegno. Mentre la legge non c’è ancora, il vuoto per l’avvocato Santoni può essere perfettamente riempito dal magistrato che facendo riferimento all’amministratore di sostegno può prendere tutte le decisioni più efficaci. Si tratta di una figura già prevista dalla legge, anche se in circostanze diverse e con obiettivi diversi. Per la Santoni il testamento biologico è inutile, basta l’applicazione innovativa dell’articolo 408 del codice civile che dal 2004 prevede la possibilità di nominare un amministratore di sostegno. La Santoni parla di acrobazia giuridica, necessaria per far rispettare la volontà del paziente, senza chiedersi neppure una volta quale peso occorra dare ai contenuti di questa volontà e se sempre e incondizionatamente vada ascoltate e tradotta in fatti concreti.

 

Non basta volere una cosa, per rendere buona la cosa e la volontà che la vuole. Non basta prendere liberamente una decisione per garantire che sia una buona decisione. In un caso e nell’altro, amici, familiari, professionisti retti e competenti hanno l’obbligo di richiamare l’attenzione della persona perché riveda le sue scelte e le rivaluti. In questo caso il magistrato sembra congelare la volontà di un soggetto, a tal punto che quando entra in gioco con lo scopo di tutelarla, in realtà la irrigidisce in un processo in cui sarà ben difficile venire fuori. In altri termini rende irreversibile ciò che invece è mutevole e adattativo nella vita di ognuno di noi.

 

L’intenzione di questo ricorso è chiaramente provocatoria nei confronti di un sistema politico-sociale che sempre distratto e concentrato su altri valori e su altri aspetti di una crisi che non accenna a finire. L’obiettivo è moltiplicare i ricorsi, per forzare la mano al giudice e ottenere ciò che avvocato e magistrato congiuntamente desiderano. La sentenza si fonda sul diritto di non curarsi, quale diritto assoluto, riconosciuto recentemente dalla Cassazione e «improntato alla sovrana esigenza di rispetto dell’individuo».