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Cronaca

BATTISTI/ L'esperto: l'Italia poteva risparmiarsi di "aiutare" Lula

Cesare Battisti, condannato all'ergastolo per 4 omicidi (Ansa)Cesare Battisti, condannato all'ergastolo per 4 omicidi (Ansa)

È questo il rischio, infatti. In realtà le tendenze degli ordinamenti contemporanei almeno occidentali dicono che il reato politico è tale solo se commesso al fine di affermare le libertà democratiche e i diritti dell'uomo. Ma non sembra questo il caso di Battisti. Però la cosa che più mi preoccupa è l’ultima frase della clausola: che il reato è politico se tale “è considerato dalla Parte richiesta”. Quindi il Brasile avrebbe una discrezionalità molto ampia nel dire cos’è reato politico. Se il Brasile sostenesse che il rifiuto di estradare si fonda sul carattere politico dei reati commessi da Battisti, l’Italia avrebbe maggiori difficoltà in una controversia internazionale.

Sta dicendo che a fine febbraio la corte suprema brasiliana, decidendo di non estradare, potrebbe dare credito a quest’interpretazione?

Il presidente uscente non si è richiamato al reato politico, ma al supposto rischio di atti persecutori. Secondo me non c’è nessuna possibilità che la corte suprema brasiliana lo segua su questa strada.

Se la corte dice no all’estradizione, per l’Italia si aprono due prospettive: o tentare forti pressioni politiche, o agire per vie legali. Partiamo da questa seconda: quali sono le possibili azioni che l’Italia potrebbe intraprendere e presso quali fori?

C’è un vecchio trattato ancora in vigore, risalente al 1954 tra Italia e Brasile, che prevede procedimenti giudiziari in caso di controversia. Ma un procedimento giudiziario non è così semplice com’è stato descritto dai giornali. Non si può andare direttamente alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja; occorre prima esperire un procedimento di conciliazione.

Quali sarebbero i passi di questa procedura?

L’Italia avrebbe il dovere, entro sei mesi dalla decisione definitiva interna della corte brasiliana, di esperire questo tentativo presso la commissione di conciliazione, formata di esperti delle due parti, che non ha vero e proprio carattere giudiziario. Solo dopo aver inutilmente esperito tale procedura, si potrà adire la Corte internazionale di giustizia. A propria volta la Corte internazionale di giustizia emetterebbe una sentenza di accertamento, e il Brasile dovrebbe poi adeguarsi.

L’Italia potrebbe anche ricorrere alla corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo?