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Cronaca

SCENARIO/ Vecchi (Corriere): ai partiti (e ai pm) Bagnasco preferisce l’educazione

GIAN GUIDO VECCHI, vaticanista del Corriere della Sera, commenta la prolusione del cardinale Bagnasco in occasione dei lavori di apertura del Consiglio permanente della Cei

Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Ansa)Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Ansa)

Le parole del presidente dei vescovi italiani,cardinale Bagnasco, ad Ancona in occasione dei lavori di apertura del Consiglio permanente della Cei, dalle quali si attendeva una condanna senza appello del malcostume del capo del governo, sono arrivate. Non sono però solo una reprimenda moralistica dell’operato del premier, dice Gian Guido Vecchi, vaticanista del Corriere. Perché, è vero, il presule ha parlato di«comportamenti contrari al pubblico decoro», di «stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza», ma ha anche denunciato «l’ingente mole di strumenti di indagine» che rientra nella logica di uno scontro di poteri «che si tendono tranelli». Un discorso complesso, equilibrato - dice Vecchi al sussidiario - che non dovrebbe legittimare nessuno ad arruolare la Chiesa in una parte politica. Anche se qualcuno lo farà comunque.

Un discorso, quello di Bagnasco, in cui sono toccati tutti i nodi critici della situazione italiana. Perché questa scelta?

Il caso Ruby non può essere isolato, quasi che tutto il resto fosse un pretesto per presentare la posizione dei vescovi su questo tema. Di per sé lo «stile» della prolusione è sempre quello di affrontare tutti i problemi - dalla crisi economica, all’unità dell’Italia, alle questioni più scottanti che interessano la Chiesa nel mondo - alla luce della prospettiva che interessa alla Chiesa. Ma quando c’è un tema forte, facilmente accade che esso metta in ombra altri aspetti importantissimi. Soprattutto se ha rilevanza politica nazionale.

Quali sarebbero i temi che rischiano di passare in subordine?

Le parole che Bagnasco ha usato per parlare della cristianofobia son molto dure: ha detto che l’intolleranza religiosa «non è lontana dal porsi ormai nelle forme della pulizia etnica o religiosa». E poi la questione delle giovani generazioni. Il problema educativo è uno di quelli che fanno da filo conduttore all’intero discorso, collocandosi nella riflessione sul «profilo interiore» dell’Italia e sulla sua eredità: c'è, come ha detto il cardinale, un «debito di futuro» delle vecchie generazioni verso le nuove. Non è per nulla scontato che il presidente della Cei, in una sua prolusione, citi le proteste degli studenti, richiamando le loro giuste preoccupazioni.

Dunque la questione educativa non è meno importante della politica.
 


COMMENTI
26/01/2011 - Bilancino sbilanciato (Carlo Martinelli)

Vorrei soffermarmi sulla relazione del Card. Bagnasco relativa alle polemiche in corso in Italia. E' vero che essa ha deluso chi si aspettava una " scomunica " del Cavaliere, però si è troppo sbilanciata verso una parte sola, come mi sembra lasci ben intendere anche il servizio di Adalberto Signore a pag. 6 de " il Giornale " del 25.01.2011. L'affondo del Presidente della CEI sul premier è molto palese e ripetitivo e sarà usato dal PD nella sua annunciata raccolta di firme a sostegno dell'art. 54 della Costituzione contro il Cavaliere, come preannunciato da Bersani ( sobrietà nel mandato politico ). La relazione è manchevole di coraggio nella denuncia dei torti subiti da Berlusconi, a parte la debole, timorosa, criptica frase che dice: " qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine " ( messa in atto dai magistrati inquirenti, n.d.r. ). Giustamente Adalberto Signore definisce l'affermazione della consistenza di " un poco più di un placebo ". Andava fatto un chiaro accenno di biasimo all'orrore dell'attuale " gogna mediatica " e al rispetto del calpestatissimo " segreto istruttorio ", caposaldo della civiltà di un Paese. Peccato, Eccellenza. Noi però siamo caritatevoli e rinnoviamo la nostra fede e la nostra speranza in una prossima occasione.