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Cronaca

SCENARIO/ Vecchi (Corriere): ai partiti (e ai pm) Bagnasco preferisce l’educazione

Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Ansa)Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Ansa)

È centrale. A sua volta essa non è vista in modo limitatamente «politico», ma antropologico. Va cioè legata a quella che Bagnasco, facendo proprie le parole del Papa, ha definito la «perversione di fondo del concetto di ethos» e alla critica della visione relativistica della coscienza. La questione educativa è ricorrente in tutta la prolusione: se prima il cardinale ne parla riferendosi all’investimento sul futuro, più tardi vi ritorna a proposito della famiglia. E alla fine ha detto che il paese deve «ringiovanire». Ma quest’insistenza non può più sorprendere, se si pensa che l’educazione è il tema che la Cei ha posto al centro della pastorale del prossimo decennio.

Veniamo alle parole che tutti aspettavano, quelle più strettamente legate alle cronache di questi giorni. Quelle «notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro».

Anche le parole sul «caso Ruby» non sfuggono alla logica di un discorso rivolto al futuro di un paese che da più di un anno e mezzo il cardinale Bagnasco esorta a superare la crisi. Facendo però attenzione a mantenere la Chiesa fuori dallo scontro politico. Il suo è stato un discorso improntato all’equilibrio.

Ci è riuscito, secondo lei?

Sì, perché ha parlato di «stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza» ma non si fè fermato alla condanna morale: ha stigmatizzato innanzitutto lo scontro tra poteri dello Stato. Non è solo un problema di «debolezza etica», che ha da tempo superato il livello di guardia; siamo in una situazione, per usare le sue parole, nella quale «i poteri si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni». Ha denunciato l’ingente mole di strumenti di indagine. Sono parole gravi, a mio parere anche più di quelle che riguardano lo «sgomento» della gente. Come dire: è necessario fermarsi in tempo, fare chiarezza nelle sedi appropriate.

Bagnasco ha parlato di moralità pubblica citando esplicitamente un articolo della Costituzione. Perché questa scelta?
 


COMMENTI
26/01/2011 - Bilancino sbilanciato (Carlo Martinelli)

Vorrei soffermarmi sulla relazione del Card. Bagnasco relativa alle polemiche in corso in Italia. E' vero che essa ha deluso chi si aspettava una " scomunica " del Cavaliere, però si è troppo sbilanciata verso una parte sola, come mi sembra lasci ben intendere anche il servizio di Adalberto Signore a pag. 6 de " il Giornale " del 25.01.2011. L'affondo del Presidente della CEI sul premier è molto palese e ripetitivo e sarà usato dal PD nella sua annunciata raccolta di firme a sostegno dell'art. 54 della Costituzione contro il Cavaliere, come preannunciato da Bersani ( sobrietà nel mandato politico ). La relazione è manchevole di coraggio nella denuncia dei torti subiti da Berlusconi, a parte la debole, timorosa, criptica frase che dice: " qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine " ( messa in atto dai magistrati inquirenti, n.d.r. ). Giustamente Adalberto Signore definisce l'affermazione della consistenza di " un poco più di un placebo ". Andava fatto un chiaro accenno di biasimo all'orrore dell'attuale " gogna mediatica " e al rispetto del calpestatissimo " segreto istruttorio ", caposaldo della civiltà di un Paese. Peccato, Eccellenza. Noi però siamo caritatevoli e rinnoviamo la nostra fede e la nostra speranza in una prossima occasione.