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ANNO GIUDIZIARIO/ Caselli contro Berlusconi: «Nessun leader democratico ha osato tanto»

Giancarlo Caselli (Imagoeconomica) Giancarlo Caselli (Imagoeconomica)

Il premier, ricorda Caselli, ha sostenuto in un videomessaggio a reti unificate che i Pm devono essere 'puniti', mentre si preannunciano manifestazioni di piazza contro i 'giudici politicizzati' per il 13 febbraio. Come fosse ossessionato dai suoi problemi giudiziari, il presidente Berlusconi ha moltiplicato gli interventi volti a indurre nei più l'immagine della giustizia come campo di battaglia di interessi contrapposti, anziché luogo di tutela di diritti in base a regole prestabiliti, contribuendo così alla devastazione di tale immagine».

 

La critica ai comportamenti del premier è stata lunga e articolata: «La tecnica della ripetizione assillante – ha detto il procuratore riferendosi alle ultime dichiarazioni di Berlusconi – che trasforma in verità anche falsi grossolani continua a essere applicata in modo implacabile. Chi parla a vanvera di 'partito dei giudici' voglia prendere atto che un partito dei giudici esiste davvero, ma nell'accezione dello storico Salvatore Lupo, secondo cui è "attraverso l'impegno di alcuni e il martirio di altri che l'idea del partito dei giudici prende forma. Nasce dalla sorpresa che in un'Italia senza senso della patria e dello Stato, ci siano funzionari disposti a morire per il loro dovere, per questa patria e per questo Stato. Ad ogni funerale, a ogni commemorazione, prende forma l'idea di per sé contraddittoria dei magistrati come rivoluzionari, in quanto portatori di legalità"».

 

«Definire cospiratori coloro che sono semplicemente portatori di legalità – ha proseguito Caselli – non è soltanto offensivo. È soprattutto profondamente ingiusto». Caselli ha insistito poi sul paragone con l'estero: «Nessun leader democratico al mondo ha mai osato sostenere che 'per fare il lavoro di magistrati bisogna essere malati di mente' e che che per farlo bisogna essere 'antropologicamente diversi dal resto della razza umana'», a differenza di Berlusconi.

 

«Le reazioni dei personaggi pubblici inquisiti, all'estero, sono le più svariate, ma sempre contenute in un ambito di accettazione e rispetto della giurisdizione», ha concluso il procuratore tra gli applausi. «Solo in Italia si lanciano contro la magistratura, senza prove, grottesche accuse di macchinazione o persecuzione, qiando si deve leggere, piuttosto, insofferenza per il controllo di legalità e per la rigorosa applicazione. Del principio di obbligatorietà dell'azione penale. Nessun leader democatico al mondo, coinvolto in vicende giudiziarie si è mai sognato di difendersi "dal" anziché "nel" processo penale».

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