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J'ACCUSE/ Quel terrorismo mediatico che ci vuole tutti in coma

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Fotografia d'archivio  Fotografia d'archivio

 

E fa un esempio che sembra parlare proprio del nostro testamento biologico: “Quando il ricordo di un particolare incidente è a portata di mano, nel senso che ci balza alla mente, la gente tende a preoccuparsi molto più di quanto dovrebbe. Può così accadere che le precauzioni più stringenti vengano prese nei confronti dei rischi più a portata di mano”. E quanto sono “a portata di mano”, cioè ripetute e martellanti le immagini dell’eutanasia, ripetute e commentate e magnificate sui media, tanto da far pensare che l’unico problema della vita è di non farsela prolungare?

 

E c’è gente seriamente in ansia per questo! Tanto da correre a fare testamenti, disposizioni anticipate, richieste notarili di non rianimazione; certi, evidentemente, che o gli eredi o i medici li vogliano fregare quando non potranno più sentire e agire. Come se, oltretutto, sia davvero alta la possibilità di finire in coma e che arrivi un pazzo che vi prolunga la vita all’infinito: non si vede allora perché non fare tutti un’assicurazione conto i danni della grandine sul nostro motorino o contro la possibilità di essere sbranati da un cane, dato che le possibilità sono numericamente simili a quelle di finire in coma.

 

Un po’ di realismo e meno terrorismo ci farebbe piacere. Non possono continuare a far gioco sulle nostre paure e punti deboli, che invece di migliorare si incancreniscono e generano comportamenti paradossali quali la corsa ai ripari da rischi inesistenti, patetica figlia di una cultura che non genera speranza.



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