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Cronaca

FAMIGLIA/ La vita buona di coppia "comincia" da bambini...

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Credo che in primo luogo si debba parlare oggi di una insufficiente valorizzazione del ruolo familiare e materno nei confronti della prole. E’ auspicabile che anche la nostra legislazione prosegua sulla strada di favorire il ruolo della famiglia, oltre che della scuola, dell’educazione dei giovani.

Quali sono le fasi principali dello sviluppo sessuale del bambino fino alla pubertà?

I meccanismi che presiedono allo sviluppo sessuale coinvolgono fattori cromosomici, neurologici, ormonali e psicologici che nel corso degli anni si integrano e si susseguono secondo un modello organico che ci stupisce per la perfetta programmazione, come del resto avviene in ogni fenomeno del creato.
Bisogna partire dalla vita intrauterina. La differenziazione sessuale è molto precoce nella specie umana. Dopo la definizione del sesso cromosomico che si determina al momento del concepimento, tra la sesta e l’ottava settimana si verifica il fenomeno ormonale più importante di tutto lo sviluppo sessuale: la presenza di ormoni sessuali già in questa fase nell’embrione maschile e l’assenza di ormoni sessuali nel genere femminile (che nella bambina entreranno in funzione al momento della pubertà) caratterizzano da questo momento in modo indelebile le cellule dei nuclei nervosi destinati a regolare nella vita adulta il comportamento sessuale in senso maschile o femminile. Tra l’ottava e la dodicesima settimana si definisce e si conclude la differenziazione degli organi genitali.
A partire poi dalla nascita inizia per il bambino una fase della vita fondamentale ai fini dello sviluppo della futura capacità sessuale; essa dura tre anni. Nel primo triennio di vita infatti il bambino e la bambina raggiungono la loro maturazione psico-affettiva, acquisiscono cioè quella completezza nel dare e ricevere amore che condizionerà nell’adulto anche la capacità di svolgere l’attività sessuale.
Tra il secondo e il terzo anno di vita si verifica anche un’altra forma di maturazione sessuale, il cosiddetto “sesso di assegnazione”, supportato da un meccanismo educativo: il bambino e la bambina devono essere aiutati a intuire di esistere come maschi e come femmine, cioè di appartenere a un genere definito.
Al momento della pubertà tutti i messaggi ormonali, psicologici ed educativi si integrano e si fondono in modo che  il ragazzo e la ragazza prendano coscienza di appartenere a un genere o all’altro e di svolgervi un ruolo.

Quali sono le conseguenze di questo percorso a livello educativo?


COMMENTI
08/01/2011 - figure parentali (Antonio Servadio)

Giusto il "ricupero" del ruolo materno, per le ragioni appena accennate nell'articolo. Doveroso però anche la riesumazione del ruolo paterno, sepolto sotto coltri di dimenticatoio e in qualche misura anche di svalutazione culturale e antropologica.