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Cronaca

IL CASO/ 2. C'è un "padre-amico" che i nostri fIgli cercano ma non trovano

Un sondaggio nel Regno Unito mostra che i figli sembrano detestare i padri che si comportano, parlano e vestono come teenager. Il commento di LUIGI BALLERINI

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Che le figlie si vergognassero del giovanilismo delle madri già lo sapevamo, più di un’indagine è stata condotta al riguardo confermando il dato. Molti giornali se ne sono occupati nelle pagine di costume. Non sapevamo ancora, però, se lo stesso valesse anche per il rapporto fra padri e figli, seppure ci fossero buoni motivi per sospettarlo. Una ricerca on line citata recentemente dal The Guardian in UK sembra finalmente aver dato oggettività a questa sensazione: i ragazzi detestano sì i padri che si vestono da teenager, ma soprattutto quelli che parlando utilizzano il loro slang.

I tempi sono davvero cambiati: la mia generazione, a volte, trovava imbarazzanti i padri troppo old-fashion, dall’aspetto retrò e fuori moda. Per intenderci: le canottiere bianche a costine d’estate o i sandali con le calze. Adesso invece sembra sia l’esatto opposto: ciò che imbarazza i giovani è avere adulti che usano “ci-sta-tutta”, “bella-zio”, “oh-ma-ce-la-fai”, “ti-ripigli”, per mostrare meno anni di quanti ne hanno in realtà. Ancora più che all’abbigliamento da teen, sembra infatti sia sempre più frequente il ricorso a un codice linguistico davvero lontano, almeno dal punto di vista anagrafico, fino a sembrare forzato e inopportuno.

È questo l’esito di quel progressivo processo di infantilizzazione dell’adulto che è occorso in modo accelerato negli ultimi anni. Nel mondo anglosassone è stato recentemente coniato il termine “Kidults”, ottenuto dalla crasi di kids e adults, ragazzi e adulti, riferendosi in particolare ai quarantenni che vivono in casa coi genitori come se fossero ancora adolescenti (in particolare nei magazine si parla dei kidults italiani). Il termine potrebbe però essere esteso senza difficoltà anche ai padri della survey, quelli che mettono in imbarazzo i figli, per il percepirsi, prima ancora che mostrarsi, come eterni adolescenti.

Le conseguenze dal punto di vista antropologico ed educativo non si fanno certo mancare, le abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: uomini smarriti, che hanno bisogno di conferme dai propri ragazzi, timorosi della perdita del loro amore. E anche uomini sempre stanchi e lamentosi, per cui il lavoro è solo una fatica necessaria, se non una vera e propria maledizione, uomini terrorizzati di invecchiare e narcisisti, uomini insoddisfatti che se tornassero indietro cambierebbero tutto, ma proprio tutto.