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FIGLI/ Mamma e nonno condannati per iperprotezione a un anno e 4 mesi di reclusione

Pubblicazione:martedì 11 ottobre 2011

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La Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione nei confronti di una madre e il nonno di un bambino a cui sarebbero state dedicate troppe attenzioni, eccessive secondo la Suprema Corte, che avrebbero ritardato la regolarità dello sviluppo. Quindi è scattata così l’accusa di maltrattamento quando il bambino non aveva ancora compiuto sei anni. E’ stato proprio il padre del bambino, separato da tempo dalla moglie, a lanciare l’allarme: secondo lui infatti, per colpa dei comportamenti della madre e del nonno, suo figlio respingeva e rifiutava anche ogni contatto con la figura paterna ma, ancora più grave, aveva ancora grosse difficoltà nell’imparare a camminare. La signora Elisa e il nonno Giggetto hanno protestato in Cassazione contro questa condanna per maltrattamenti ai danni del bambino inflittagli dal gup del Tribunale di Ferrara quattro anni fa, ma non c’è stato niente da fare, e la condanna è stata confermata anche dalla Corte di Appello di Bologna che ha considerato tutte queste attenzioni dei veri e propri maltrattamenti. Secondo la madre e il nonno, invece, le loro attenzioni nei confronti del piccolo non possono essere messe sullo stesso piano dei comportamenti di chi realmente fa uso della violenza nei confronti di minori. In più, continuano i due, il bambino stava benissimo. E proprio su queste tesi si basava la linea difensiva di Elisa e Giggetto, che considerano la loro ipercura e iperprotezione lontanissimi da veri maltrattamenti, e più vicini a comportamenti spinti da intenzioni positivi e caratterizzati da condotte lodevoli. Infatti era stata chiesta l’assoluzione per i due, che però si sono ritrovati la bocciatura della Suprema Corte che, con la sentenza 36503, ha rifiutato il reclamo sostenendo che forse all’inizio mamma e nonno possono aver agito in buona fede nella scelta del metodo educativo per il bambino, sia pur secondo una falsa coscienza, ma che in seguito hanno sbagliato proprio nel perseverare dopo che c’erano stati «ripetuti sinergici interventi correttivi di una pluralità di esperti».



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