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IL CASO/ Ecco perchè è rischioso trasformare Steve Jobs in un'icona

Steve Jobs (Foto Ansa) Steve Jobs (Foto Ansa)

Però so cosa ha detto nei suoi discorsi e soprattutto conosco bene i prodotti che ha pensato e che utilizzo ogni giorno, anche per scrivere questo pezzo. Per questi sono sinceramente grato a lui, ma esattamente come al signor Ferrero per aver inventato la più straordinaria crema spalmabile di nocciole che non si separa nella sua parte oleosa restando nel vasetto per mesi. E poi sono anche grato al signor Jobs  per aver battuto una strada che resta come indicazione per tutti.

Eppure uno strano meccanismo tenta oggi a una tristezza eccessiva, come fosse sparita una persona cara, che conoscevamo davvero, con un processo di autoalimentazione collettiva che annebbia il giudizio e il pensiero. Che porta ad accendere candele e a fare veglie, piangendo.

Jobs stesso, quando si è ritirato, ha chiesto rispetto della sua privacy, della sua malattia e della sua famiglia; La discrezione richiesta ha suscitato in quei giorni un grande dibattito. Anche questo da lui non dovevamo aspettarcelo: uomo-icona, uomo-azienda aveva il dovere di restare sotto i riflettori  E così qualche sciacallo ha voluto lo stesso fotografarlo fragile, traballante, scarnificato da una male che difficilmente lascia scampo per soddisfare una bulimia visiva in cui tutti dobbiamo poter vedere tutto.


COMMENTI
11/10/2011 - Steve Jobs (Carla D'Agostino Ungaretti)

E' proprio vero: quando la gente non crede più in Dio, finisce per divinizzare gli esseri umani. Tutto questo cordoglio mediatico mi sembra veramente esagerato.

 
11/10/2011 - messaggio educativo (Anna Di Gennaro)

Comprendo e - in parte - condivido le sue perplessità. L'essenziale, tuttavia, è ciò che ha scritto Roberto Fontolan nel suo bell'editoriale proprio su questo quotidiano. Una vera "lezione" da imparare senza fretta, ma in silenzio...

 
11/10/2011 - icona (maria schepis)

Steve jobs ,così come lady Diana o Michael Jackson diventa un'icona postmortem, ,é la morte stessa che dà ,nell'immediato ,un sovradimensionamento dell'estinto.Indubbiamente Jobs è stato geniale,così come Diana fu mediatica e Jackson un'artista eccellente,ma la morte in giovane età ,drammatica per incidente o inesorabile per malattia ,rende ancora più tristi.La scomparsa di Jobs ha mostrato i volti mesti che si sono moltiplicati in ogni angolo del mondo ,frutto anche della comunicazione in tempo reale che spinge ad assumere atteggiamenti omologati,il cero a forma di mela morsicata,i ceri in tutti gli store Apple,i ceri ovunque,lo sconfort generalizzato.Io credo che di Jobs ,al di là delle sue straordinarie creazioni ,abbiano colpito l'esistenza travagliata,il successo planetario e la crudele malattia che l'aveva colpito.Aveva speso milioni di dollari per curarsi ma non ce l'ha fatta ,assieme a lui scompare la speranza che in qualche modo si accende quando si crede di sconfiggere un male incurabile,avevamo pensato che Jobs potesse farcela ma non è stato così.Jobs si è affermato con genialità e determinazione,é stato un comunicatore straordinario:"abbiate fame " "siate folli" ebbe a dire ai giovani che l'ascoltavano,parlando ,nella stessa occasione, di sé con semplicità e distacco.Ha lottato con coraggio ,si é ritirato con dignità.Non sono una patita di tecnologia ma anch'io sono un pò triste:un genio in meno sulla terra,non era ancora il momento