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IL CASO/ 1. Perché i nostri giovani confondono la mela di Jobs con la sinistra?

Pubblicazione:giovedì 13 ottobre 2011

Nichi Vendola (Imagoeconomica) Nichi Vendola (Imagoeconomica)

Ma non facciamoci fregare da una spudorata e abilissima attività promozionale di un colosso della multimedialità, che sulla morte di Jobs garantisce i suoi introiti per gli anni a venire. Aspettiamo con timore il mausoleo, i memoriali, il libretto arancione di Jobs (era buddista, no?) con le sue massime ed aforismi, da sventolare ai prossimi cortei. Una volta, chi stava a sinistra, si contraddistingueva per una viscerale e spesso immotivata aversione al capitalismo. Una roba di pancia, che non si riusciva a placare con la ragione. Ora è vero che la società è fluida, le ideologie sono morte, e ce ne rallegriamo, ma osannare come modello esistenziale Steve Jobs da parte di chi dovrebbe stare dalla parte degli ultimi, suona un po’ strano.

Per una volta che si è trovato un uomo con gli attributi, cioè sincero e audace, lavoratore ed empatico con chi lo ascolta, perché cristallizzarlo nell’icona del profeta? Ogni epoca ha i suoi miti, e non era certo meglio il maledettismo alla James Dean. Però, la mela a morsi sulle magliette dei seguaci di Vendola qualche domanda la pone: quanto sono sperduti e soli, questi giovani che sperano che la politica risponda al loro bisogno di significato e verità; quant’è debole la nostra politica, senza  riferimenti culturali, senza radici credibili; quant’è sottile e pericoloso il veleno che certe mele contengono: ti entra entro e a poco a poco ti trasforma, ti soggioga, ti obnubila la testa e il cuore. Senza accorgertene, ti ritrovi servo, di un potere che le mele le coltiva, belle e succose, come vuole lui.



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