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IL CASO/ 1. Perché i nostri giovani confondono la mela di Jobs con la sinistra?

I militanti di Vendola della federazione romana hanno messo il loro simbolo nella mela di Apple. Vendola ha preso le distanze, ma alcuni interrogativi restano. MONICA MONDO

Nichi Vendola (Imagoeconomica) Nichi Vendola (Imagoeconomica)

Steve Jobs è morto, viva Steve Jobs. Quel santo laico che al mondo mancava: self made man, baciato dalla sorte perché abile e capace, secondo la mentalità tipicamente calvinista dell’americano medio, che abita in gran parte di noi; geniale, alieno alle scuole e alle regole, scontroso quel che basta per alimentare il mito, ricchissimo e abbastanza intelligente per non ostentarlo, morto nel fiore degli anni, e si sa, “muore giovane colui che al ciel è caro”. Alle lenzuolate sui giornali, agli speciali tv, alle biografie che già s’affacciano sugli scaffali delle librerie del villaggio globale, si aggiungono ora i gadget, e la mela morsicata compare come segno distintivo di specialità, grandezza, coraggio, grinta, sprezzatura, occhieggiando dalle magliette perfino di quell’accozzaglia di movimenti che prende il nome di Sel, Sinistra, ecologia e libertà.

Molto verde e una spruzzata di rosso, la mela ideale, appunto. Nichi Vendola guarda ai giovani, e i giovani, che non sanno a chi guardare, hanno scelto Steve Jobs. Intendiamoci, non è male che i nostri ragazzi viziati e infiacchiti si leggano e imparino a memoria il discorso del mago di Apple agli studenti di Stanford: ragazzi, datevi da fare, non aspettate di vivacchiare, vivete, abbiate l’audacia di stare di fronte alla realtà da uomini veri, senza farvi piegare neppure dalle avversità, che possono diventare opportunità inimmaginabili. Qualcosa di simile pare l’abbia scritta D’Annunzio, quando invitava a godere della vita assaporandola con morsi voraci, per non dire di Giovanni Paolo II, e perfino di qualche saggio professore che abbiamo incontrato per strada (ricordate “L’attimo fuggente?”).

Jobs è apparso un grande perché è stato dritto come un fuso, accompagnato dai suoi cari, davanti al mistero e al dramma più grande per ogni uomo, quello della morte, a quel che è dato sapere (e se avesse pianto, s avesse gridato “ho paura”, sarebbe stato meno grande? Goethe chiedeva la mano di un amico, per camminare senza angoscia incontro al destino. Sbagliava, era un debole?). Jobs appare un grande perché non abbiamo più nessuno, e quei pochi, per disabitudine, per pregiudizio, per sordità e miopia, non li vogliamo ascoltare (qualcuno l’ha fatto, basti pensare ai 2 milioni di ragazzi sulla spianata dei Cuatro Vientos, quest’estate, a Madrid).