Cronaca
giovedì 13 ottobre 2011
Ad Alessandria, ancora ieri, abbiamo toccato i 30 gradi ed era già il 12 di ottobre. Eppure l'altra sera fra le montagne cuneesi, a Frabosa Sottana, paese delle castagne e del formaggio Raschera, sembrava che il tempo si fosse ormai “girato”, come dicono i nostri vecchi. Quando la mattina di sabato sono ripartito, lungo la strada, ho visto la gente che raccoglieva le castagne, mentre più giù, ad Alba, mugugnavano perché la stagione dei tartufi e dei funghi ancora non è partita, causa il caldo che si protrae oltremisura. Eppure è stata inaugurata la Fiera nazionale del tartufo di Alba, mentre le sagre dedicate alle castagne invaderanno i paesi per tutto ottobre. A me la castagna commuove, perché ha il sapore del riparo dal freddo, del profumo della legna che arde nella stufa e che senti dalla strada. Un tempo, quando sulle montagne si nutrivano di latte e castagne, la castagna veniva chiamata il pane dei poveri, mentre i cittadini già vedevano un certo lusso quando arrivavano i carretti delle caldarroste rivendute nei coni fatti con la carta di giornale. A me piace la castagna incisa su due lati e messa in forno, ma non disdegno anche quelle bollite, che risultano più delicate. La prossima settimana, sarò a Castione di Brentonico, in Trentino, dove si tiene una grande festa della castagna e in quell'occasione dirò la mia sull'abbinamento ideale fra castagne e vino, che naturalmente vi riporterò con tanto di ricette. Qui, invece, voglio continuare il mio racconto rubando al grappaiolo angelico Romano Levi una sua frase: “In sogno ho sognato”. Ma sì, son qui a chiedermi se sia possibile, dopo 5 giorni, avere ancora in mente quella sosta al ristorante, alle 12,30 di un sabato, unico cliente, prima di partire per le Marche (700 chilometri per l'esattezza). Eppure il Valentine di San Giacomo di Robourent è unico, in uno di quei paesi di montagna che sanno tanto di funghi e di castagne. Con l'auto segui le frecce del locale per trovarti di fronte a una grande casa di pietra e legno che raggiungi da un bel parco. All'ingresso cinque tavoli, il parquet di legno, le sedie a poltroncina, la musica di sottofondo, le vetrate che danno sul giardino, sul porticato e poi sulle montagne, i boschi e i pascoli. Maestosa questa la sala coi tappeti, i quadri agresti, una stufa stile altoatesino, colonne dorate, una piccola scultura di legno ai tavoli.
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