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Cronaca

AUTISMO/ Uccise il figlio disabile quattro anni fa: Napolitano gli concede la grazia

Quattro anni fa l’omicidio del figlio Angelo, subito dopo il quale Crapanzano si andò a costituire ai carabinieri, e oggi il presidente Napolitano gli concede la grazia

Giorgio NapolitanoGiorgio Napolitano

Il giudice che condannò Calogero Crapanzano, maestro in pensione, a nove anni e quattro mesi di reclusione per aver strangolato il figlio lo definì un padre devoto, che aveva dedicato tutta la sua intera assistenza a curare il figlio Angelo, autistico: «Non un dramma della follia, ma un dramma della malattia», disse il giudice. Quattro anni fa l’omicidio, subito dopo il quale Crapanzano si andò a costituire ai carabinieri, ai quali disse: «Era una vita d’inferno, ma sono pentito». Venne arrestato, ma quasi subito rilasciato dal gip e, dopo la scarcerazione, disse: «Ora devo occuparmi della sepoltura di mio figlio e portarlo nella tomba di famiglia a Favara». E ora, mentre l’uomo si trovava agli arresti domiciliari, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha concesso la grazia. Il maestro in pensione non sopportava più quella situazione, in cui era un continuo litigare con il figlio disabile, che spesso arrivava anche a picchiare la madre a causa di improvvise reazioni inconsulte, oppure a voler a tutti i costi smontare degli oggetti: «E’ successo tutto in un raptus di sconforto. – raccontò Crapanzano - Dopo anni di sofferenza non ce l'ho fatta più. In macchina non faceva che ripetere che dovevamo smontare il condizionatore. Poi ha preso ad agitarsi, a gridare, a mordersi le mani fino a farle sanguinare. Ho afferrato i cavetti che avevo in auto e l'ho ucciso. Ma sono pentito, lo giuro». Padre e figlio dividevano anche il letto matrimoniale e una vita che il padre Calogero non poteva più sopportare sulle proprie spalle. Inoltre, si trovava troppo spesso le porte chiuse in faccia dalle amministrazioni, che non hanno mai ascoltato il suo dolore e quello della sua famiglia: «Troppe volte ho chiesto aiuto alle istituzioni. Ma mi prescrivevano solo psicofarmaci per il mio ragazzo». E il giudice, nella sentenza della condanna, scrisse: «In quale modo si tutela l'integrità delle famiglie che da questo male vengono travolte? La risposta, triste e disarmante, è purtroppo quella che implica l'assenza: nulla».




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