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IL CASO/ Lucchini (Banco Alimentare): il vero nemico della fame? Le Food Bank...

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Le Food Bank hanno il principale compito di recuperare quello che nella filiera si accumula come invenduto, pur essendo ancora commestibile, per donarlo ad associazioni non profit che accolgono i più poveri. In questo modo lottano contro lo spreco e fanno sì che quello che il mercato non riesce ad utilizzare diventi una fonte di aiuto per chi non può acquistare, ma che comunque necessita di nutrirsi. Anche in Italia molte amministrazioni pubbliche si rivolgono alle associazioni per fronteggiare il problema dell’aiuto alimentare ai poveri e queste sono in grado di accoglierli anche grazie all’aiuto che il Banco Alimentare dà ad esse. Credo anche che gli enti pubblici indirizzino i bisognosi in quelle strutture per l’accoglienza che i volontari sanno dare e che, unita al cibo, è spesso la vera ricetta per dare speranza a chi soffre.

 

Quali sono le principali differenze di approccio per quanto riguarda i banchi alimentari tra il mondo anglosassone e quello europeo continentale, in particolare con l’Italia?

 

La differenza più rilevabile è che nelle food bank anglosassoni, comprese le statunitensi, spesso acquistano cibo se non riescono a recuperarlo, mentre il modello europeo si basa solo sul recupero di quanto non si vende. Perché si ritiene che ancora molto ci sia da fare in questo campo. Però la differenza più rilevante è nel modello organizzativo: il loro è  più impresa sociale, il nostro è più basato sul contributo volontario. Questo è dovuto principalmente al modo in cui il non profit viene trattato nei Paesi anglosassoni. In questi Paesi le norme fiscali favoriscono le donazioni sia di beni, sia economiche e questo permette alle non profit di realizzare interventi più stabili. In Italia, pur con tanti proclami volti a favorire la sussidiarietà, il non profit è ancora visto come un antagonista dell’ente pubblico, o viene utilizzato solo quando le risorse economiche sono ridotte, come sta accadendo in questo ultimo periodo.

 

Qual è il suo giudizio sull’atteggiamento dell’Unione Europea di fronte al sempre più grande problema della povertà?

 



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