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IL CASO/ Lucchini (Banco Alimentare): il vero nemico della fame? Le Food Bank...

Pubblicazione:venerdì 14 ottobre 2011

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Nonostante il Banco Alimentare sia ormai apprezzato e riconosciuto dalle aziende e dalle istituzioni, non sempre, quantomeno in termini di investimenti, viene sostenuto da queste ultime. Benché i suoi effetti, in termini di aiuto ai bisognosi, e della capacità di intercettare quelle persone animate da intendi solidali ma privi di una rete per metterli in atto, siano evidenti; questo accade perché, a differenza dei Paesi anglossassoni, dove le norme fiscali consentono interventi più stabili, «in Italia, pur con tanti proclami volti a favorire la sussidiarietà, il non profit è ancora visto come un antagonista dell’ente pubblico, o viene utilizzato solo quando le risorse economiche sono ridotte», spiega interpellato da ilSussidiario.net, Marco Lucchini..

 

Il Ministero inglese dell’agricoltura e dell’ambiente è recentemente intervenuto regolamentando le etichette sugli alimenti, in modo tale da indicare ai consumatori la data in cui è preferibile consumare il prodotto e quella dopo la quale è pericoloso consumarla. Si è infatti stimato che nel Regno Unito almeno il 60% degli alimenti gettati nei rifiuti siano ancora commestibili, e che ciò dipenda anche dalle incertezze sulle date di scadenza. Qual è la situazione in Italia sotto questo profilo?

 

Occorre fare chiarezza. Il Governo Inglese si è uniformato a una norma europea che prevede come indicazioni a tutela del consumatore il TMC, più noto come “da consumarsi preferibilmente entro mese/anno e “scade il giorno/mese”,   eliminando il “sell by” cioè “vendere entro”. Ciò detto, non so se questo porterà a una riduzione degli sprechi, si potrà sapere forse fra qualche anno e dipenderà da come verrà vissuto dai consumatori inglesi. Tra l’altro, se non ricordo male, la differenza tra “vendere entro” e “consumare entro” fu introdotta anni fa per evitare gli sprechi, poiché si voleva spingere le aziende e la GDO a favorire svendite a prezzi molto bassi in prossimità della scadenza, allo scopo di favorire i ceti più poveri . Ad esempio in Italia, dove da sempre esistono solo due indicazioni, spesso non si fa differenza nel momento dell’acquisto tra una e l’altra e ci si allinea sul “scade il”, mentre solo pochi prodotti hanno questa tassativa indicazione (ad esempio il latte fresco o la panna fresca). La differenza invece è notevole. Il consumo di alimenti dopo la scadenza può essere nocivo alla salute; invece se si mangia un alimento oltre il TMC al massimo non si gustano al meglio le qualità organolettiche del prodotto.  Per dare un immagine di ciò, si pensi alla fragranza di un panino appena sfornato e allo stesso panino qualche giorno dopo, secco ma ancora perfettamente commestibile. La stessa cosa non vale per una confezione di panna fresca che, oltre ad avere un sapore acidulo, può causare delle forti diarree. Sono però convinto che,  una volta acquistato e messo nella dispensa di casa un prodotto, si sia meno spreconi e lo si utilizzi anche oltre il TMC, purché ben conservato.    

 

Sempre nel Regno Unito alcune stime parlano di 13 milioni di persone che vivono sotto la linea della povertà. In Inghilterra e nel Galles, gli uffici pubblici che si occupano dei bisognosi hanno avuto disposizione di indirizzare costoro alle food bank, cioè ai banchi alimentari, gestiti da associazioni non profit. Può fare un paragone con la situazione italiana?

 


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