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Cronaca

IL CASO/ Lucchini (Banco Alimentare): il vero nemico della fame? Le Food Bank...

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Il fatto più grave è che non c’è una politica di solidarietà comune europea, ma vige ancora il principio che ogni Paese deve affrontare il problema della povertà in modo autonomo. Questo principio poi è utilizzato secondo gli interessi dei Paesi leader. Per salvare la Grecia, dove la Germania  ha notevoli interessi, si costituisce un fondo di miliardi di euro e poi la stessa Germania, il Regno Unito e altri 5 paesi del nord Europa impediscono di attuare il Programma di Aiuti Alimentari a favore di 18.000.000 di cittadini poveri europei del valore di 300.000 euro. Sul tema dello spreco, in particolare quello alimentare, invece c’è molta sensibilità da parte di tutti i Paesi.  

 

E per quanto riguarda il governo italiano e i governi a livello locale? Viene compresa e sostenuta l’attività dei banchi alimentari? Più in generale, come viene affrontato il problema della povertà? Quali secondo lei dovrebbero essere gli interventi prioritari?

 

Il lavoro del Banco Alimentare viene molto apprezzato e stimato. Il che non vuol dire che venga sempre sostenuto. Noi siamo un’organizzazione che chiede di investire, non di spendere. Un euro donato al Banco Alimentare ci permette di aiutare per 20 euro una delle 8.500 strutture caritative convenzionate con noi, ma come per tutti gli investimenti occorre anche tempo perché diano il loro frutto. Spesso i governi locali hanno politiche frettolose, legate al consenso più che alla costruzione di una società più solidale, e così preferiscono spendere piuttosto che investire. La politica spesso ama più i fuochi d’artificio che i ceppi di legna da ardere per l’inverno.

 

Nonostante sia in vigore dal 2003, la cosiddetta “legge del Buon Samaritano” non è ancora ben conosciuta al grande pubblico. Può spiegarci in cosa consiste e quali effetti ha avuto per attenuare i problemi relativi alla povertà?