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IL CASO/ Lucchini (Banco Alimentare): il vero nemico della fame? Le Food Bank...

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Forse al grande pubblico, ma la nostra comunicazione si è rivolta principalmente a chi poteva usufruirne e cioè la GDO e la Ristorazione Collettiva e in questo direi che ormai pochi non la conoscono e già molti ne usufruiscono. Certamente ha avuto e ancora ha difficoltà ad essere accettata, per retaggi storici o per arbitrarie interpretazioni sia dei manager delle aziende che delle ASL. Tuttavia, sono convinto che il veloce sviluppo che si è manifestato nel 2011 rispetto agli anni precedenti confermi quanto detto prima: le cose fatte bene hanno bisogno di tempo per affermarsi, ma poi rimangono nel tempo, non seguono le mode.  Semplice spiegare in cosa consiste, basta spiegare come funziona il programma Siticibo che la FBAO (Fondazione Banco Alimentare Onlus) ha promosso a partire dalla Legge del Buon Samaritano. Le porzioni non consumate nelle mense aziendali, oltre al pane e alla frutta non distribuiti nelle mense scolastiche, vengono stoccate dal personale delle società di ristorazione. Dopo un processo di abbattimento della temperatura, i volontari passano alla mattina presto per il ritiro del cibo, che poche ore dopo consegnano alle strutture caritative beneficiarie. Gli effetti sono presto detti: dal 2003 ad oggi sono stati recuperati più di 1,3 milioni di porzioni di cibo cucinato, 576 mila chili di frutta e 540 mila di pane pari a un valore stimato in 4,6 milioni di euro di corrispettivo in pasti cucinati e alimenti che, grazie alla collaborazione con gli enti caritativi, finiscono sulle tavole delle famiglie in condizione di povertà.

 

Per concludere, e volendo sintetizzare l’attuale situazione, qual è il problema principale cui si trova di fronte chi vuol combattere la povertà nel nostro Paese?


La solitudine, e non parlo dei poveri ma degli operatori sociali, dei volontari, spesso anche di molti religiosi e religiose che da anni combattono contro questa piaga. Per questo ritengo che la Rete Banco Alimentare oggi non recuperi solo cibo, ma a volte recuperi anche persone che, sfinite nel loro donarsi al prossimo più bisognoso, trovano nel nostro piccolo contributo materiale ed umano motivo per rigenerarsi e ripartire. Solo in Sicilia nel 2010 hanno chiuso più di 200 strutture di accoglienza per impossibilità a continuare il loro compito e, nella maggior parte dei casi, non sono state le risorse economiche la causa, bensì la mancanza di persone che aiutassero a far fronte alla crescente richiesta di aiuto. Questo è ciò che più mi addolora personalmente.



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