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INDIGNATI/ Pamparana: quale proposta per il futuro dei nostri figli?

Pubblicazione:domenica 16 ottobre 2011

Black bloc in azione (Imagoeconomica) Black bloc in azione (Imagoeconomica)

Domenica 16 ottobre, il giorno dopo la vergogna. Il giorno dopo la manifestazione degli Indignati italiani, sfregiata da circa duemila guerriglieri, alcuni, non tutti, esponenti dei Cobas, No Tav, sinistra antagonista, anarco insurrezionalisti, No Ponte di Messina, militanti dei ben noti centri sociali, accanto a ragazzini senz’arte né parte. 

Durante la mia trasmissione radiofonica su Rtl 102,5, che da ben tredici anni si fregia del titolo di “Indignato speciale”, ha chiamato una signora di Roma, madre di un bimbo di 11 anni, Andrea, impiegata presso la Questura di Roma con un contratto a tempo determinato. Sabato era in piazza per protestare contro una società che anziché mettere l’uomo, la persona, al centro, pone il dio denaro, il consumismo sfrenato. Ho insistito per saperne di più, per capire le ragioni di questo movimento che non è solo italiano ma planetario. Le ho detto, quasi a provocarla: “Signora, se lei domani trovasse una lettera in cui le si dice che il suo contratto sarà trasformato da determinato in indeterminato, finirebbe la sua indignazione?” “No” è stata la risposta. E nel proseguire il suo ragionamento la signora ha finalmente dato una risposta concreta: “Il problema non è il posto fisso. Il dramma è nel sistema in generale, perché senza quel contratto a tempo indeterminato non posso costruire il futuro di mio figlio, non avrò credito da una banca, non potrò comprare una casa, garantire gli studi al piccolo Andrea”. 

E questa è una risposta emblematica: è vero, ha ragione la signora, è il sistema che sta facendo, non da oggi ma da anni, acqua da tutte le parti. Valentino Parlato, vecchio e intelligente comunista mai pentito, ha scritto sul “Manifesto” di domenica la sua ricetta: tornare alle nazionalizzazioni, rimandare la famosa lettera della Bce al mittente, respingere drasticamente l’idea delle liberalizzazioni e dei tagli. Ecco, penso abbia torto, penso che questa sua ricetta vetero marxista porterebbe al disastro definitivo. Però è una ricetta che nasce da una cultura, che contrasto e che ritengo superata, ma che ha precise basi ideologiche. Molte delle persone in piazza sabato, quelle normali, sane, non violente, non hanno ricette, sono, più  che indignate, sfiduciate, prive di un substrato ideologico che faccia da sostegno alla protesta. Anche questo è un drammatico problema, forse il più grave. 


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COMMENTI
16/10/2011 - lo spirito del governo (francesco scifo)

Penso che sia il degrado dei costumi pubblici che condanna a breve scadenza questi parlamentari che siedono nelle nostre camere. Si parla di modifiche nella legislazione, di riforma elettorale, di urgenza di una riforma parlamentare ma non sono le leggi che decidono il destino dei popoli, non è il meccanismo delle leggi che produce i grandi eventi: è lo "spirito" del governo. Conservate le leggi, se volete, benchè pensi che abbiate un grande torto a farlo; conservate anche gli uomini se vi fa piacere: ma deve cambiare lo spirito del governo perchè è questo spirito che conduce verso l'abisso. Questo è uno stralcio del discorso di Alexis De Tocqueville pronunciato alla camera dei Deputati francese il 27.01.1848. Mi pare che la diagnosi e la prognosi si assomiglino.