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INTERCETTAZIONI/ Berlusconi a Lavitola: facciamo fuori il Tribunale di Milano

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Un premier indebolito, frustrato, sul punto di mollare. O di fare una fantomatica rivoluzione. Così appare Berlusconi, intercettato nel 2009, come riporta Repubblica, in una conversazione telefonica con Valter Lavitola, direttore dell’Avanti, fino a quando l’Ordine dei giornalisti non lo ho sospeso, e indagato per associazione a delinquere, attualmente latitante. Durante la telefonata, in cui emerge come il rapporto tra i due sia molto stretto, Berlusconi si sfoga a lungo, rivelando anzitutto la convinzione di non contare nulla. E, come lui, non conterebbero niente i cittadini. Il premier far riferimento ai lodi che la Corte costituzionale gli ha bocciato, paragonandolo ad un semplice ministro. Il che dimostra come, in Italia – è la sua convinzione – contino unicamente i giudici di sinistra. Sia nel penale che nel civile. Costoro, ogni volta che il governo agisce in maniera per loro sconveniente, si appoggiano a Repubblica, alla sinistra o alla stampa estera.

A mettergli i bastoni tra le ruote, come se non bastasse, c’è pure il presidente della Repubblica, che di norma, fa anch’egli da sponda ai giudici. Il premier, sempre nella medesima telefonata, cita un caso personale: «Berlusconi – racconta in terza persona - va a Messina, lavora tutta la mattina per rifare le case, va in chiesa e sta tre ore in piedi con la gamba che gli fa male, di fronte alle bare. Abbraccia tutti coloro che deve abbracciare perché hanno perso i cari eccetera ... Poi dalla chiesa va alla sua macchina e ha quindici giovani da una parte e dall'altra che gli dicono "assassino", "buffone", "vergogna", "vai via" "vai a casa", e non succede niente». Il premier lamenta che gli è impossibile difendersi, denunciando queste persone. Sarebbe solo, gli spiega l’avvocato, una perdita di tempo. Ancora peggio gli va con la stampa. Berlusconi fa presente che ogni qualvolta ha tentato di chiedere un danno per le aggressioni subite, presso i tribunali civili, «per far capire a questi giornali che non possono andare avanti così», «ti dicono che non c'è la libertà di stampa, che lui è un dittatore e portano il Parlamento Europeo a discutere e a votare sulla libertà di stampa in Italia».


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