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DOCUMENTO CL/ La crisi, sfida per un cambiamento

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Crisi, il documento di Comunione e Liberazione  Crisi, il documento di Comunione e Liberazione

Come ha detto Benedetto XVI, «un progresso addizionabile è possibile solo in campo materiale. Nell’ambito invece della consapevolezza etica e della decisione morale non c’è una simile possibilità di addizione per il semplice motivo che la libertà dell’uomo è sempre nuova e deve sempre nuovamente prendere le sue decisioni. Non sono mai semplicemente già prese per noi da altri – in tal caso, infatti, non saremmo più liberi. La libertà presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio» (Spe salvi, 24).
È questa la ragione per cui ancora il Papa, pur riconoscendo il disagio e il disorientamento che spingono ciascuno a muoversi in maniera solitaria e a compiere scelte di vita sempre più fragili, non ha potuto evitare di lanciare un appello: «Cari giovani, non abbiate paura di affrontare queste sfide! Non perdete mai la speranza» (Ancona, 11 settembre 2011).
È un invito a guardare la crisi come opportunità: essa, infatti, costringe a rendersi conto del valore di cose a cui non si pensa finché non vengono meno: per esempio, la famiglia, l’educazione, il lavoro.
Del resto, di crisi l’Italia ne ha attraversate tante anche negli ultimi 150 anni, senza reagire con una difesa aprioristica del passato e nemmeno con chiusure preconcette, ma mettendo in gioco una capacità di un cambiamento che ha posto le premesse per un continuo inizio − tanto nuovo quanto imprevedibile − della convivenza sociale.
Allora la domanda da porsi riguarda il contenuto del cambiamento, che è frutto di una libertà in azione.
In primo luogo, occorre essere leali e ammettere che le ideologie non pagano più, che lo statalismo fa sprofondare nei debiti e che la finanza non salva l’uomo e aumenta solo la folla degli indignados, segno di una esigenza tanto positiva (che, cioè, i desideri e i bisogni concreti delle persone non siano continuamente estromessi dal dibattito pubblico) quanto scomposta.
In secondo luogo, bisogna riconoscere che nella situazione attuale sono reperibili le tracce di un cambiamento positivo.

Alcuni esempi
Ci sono persone che non si lasciano trascinare dal flusso delle cose, ma remano controcorrente anche a costo di sacrifici, e per questo sono riconoscibili. Proprio nel mezzo di una crisi tra le più gravi della nostra storia, esistono fatti virtuosi, segno di persone che si sono rimesse in azione senza aspettare che altri − sempre altri − risolvano i problemi. Non potendo cambiare tutto subito, hanno cominciato a cambiare loro. C’è gente che affronta la realtà senza preclusioni, e prova a darsi da fare senza rinnegare e dimenticare nulla.
- Molte famiglie, che potrebbero sfaldarsi sotto l’urto delle difficoltà economiche, scoprono il valore del fare sacrifici, magari per garantire a tutti i costi l’educazione dei figli, fino al punto di accettare un regime di vita più sobrio; inoltre non smettono di tessere reti di solidarietà e, se possibile, di risparmio.
- Nel campo della formazione professionale, segnato dal perdurare del clientelismo, nascono realtà che tornano a insegnare ai giovani un mestiere, mettendo di nuovo in contatto il mondo dell’impresa e quello della scuola.


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COMMENTI
25/10/2011 - Grazie, ci voleva. (Simone Finotello)

Riporto dal testo: "Da che cosa si può ricreare la ricchezza dell’Italia? Da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera." Nulla di più umano e di più libero. Un giudizio che mancava nella sua chiarezza e da cui ripartire. E per i giovani come me, che ho 31 anni, a maggior ragione deve essere una sfida da raccogliere pienamente, una provocazione continua nella vita di tutti i giorni a portare questo slancio di positività e di libertà (e anche di sacrificio per sè e per gli altri, di condivisione, di speranza) nella propria famiglia, al lavoro, con le persone con cui si condividono le giornate. Facendosi stimolatori intelligenti e consapevoli verso coloro che hanno la responsabilità politica di dare sostegno a questa capacità di azione, a questa imprevedibilità affascinante che, come dice il documento, è in grado di generare positività, bellezza, e quindi ricchezza, risposta ai bisogni, crescita e, sotto sotto, di dare senso alla vita. Così da renderci più uomini, capaci di affrontare i problemi guardandoci in faccia e non lanciandoci le pietre o rubandoci a vicenda, dal più piccolo al più grande degli ambiti in cui agiamo, un pezzetto di sterile potere.

 
23/10/2011 - Compito della Politica (giuseppe g. carchidi)

Limito all'ultimo punto degli "strumenti",sapendo di andare contro corrente.Aver immagginato uno Stato federale, con tutto quello che significa è stato un errore di prospettiva dalle conseguenze immani. Continuare su detta strada è semplicemente "perseverare diabolicamente" nell'errore. Per come è morfologicamente l'Italia, e per come si è ditribuita la popolazione sul suo territorio nel tempo unitario, un federalismo "regionale" non ha significato nè economico, nè sociale. Infatti ha aumentato le differenze, esaltandole, ha impedito una visione unitaria dei problemi perdendone il filo. Insistere significa voler abbandorare parte rilevante del territorio alla non statualità. Chi provoca i costi e gli sprechi, lo fà perlo più per ignoranza e stupidità, li pagano tutti i cittadini aggravandone i problemi, non elimina le sacche di clientela, anzì li rafforza, aumentano a dismisura gli sprechi.Accade in quel Sud che non è mai uscito da una logica clientelare, accade al Nord che ha abbracciato questa prassi avendo dimenticato le semplici regole della buona amministrazione.