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DOCUMENTO CL/ La crisi, sfida per un cambiamento

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Crisi, il documento di Comunione e Liberazione  Crisi, il documento di Comunione e Liberazione

In relazione alla perdurante situazione di crisi che attraversa a ogni livello l’Italia, così come il resto del mondo, proponiamo il documento di giudizio di Comunione e Liberazione dal titolo “La crisi, sfida per un cambiamento". Un contributo utile per un dialogo che favorisca una ripresa del nostro Paese.


LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO

«Una comunita` cristiana autentica vive in costante rapporto con il resto degli uomini, di cui condivide totalmente i bisogni, ed insieme coi quali sente i problemi. Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunita` cristiana non puo` non tendere ad avere una sua idea ed un suo metodo d’affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della societa` in cui e` situata» (don Giussani).
Nella prospettiva delineata da don Giussani si colloca questo contributo di Comunione e Liberazione, che offriamo a tutti per un dialogo che favorisca una ripresa del nostro Paese.

La crisi e` un dato
Che lo si voglia o no, la crisi esiste. E sta cambiando le condizioni di vita di milioni di persone, in molti Paesi, di sicuro in Italia: aumentano i poveri, sempre piu` aziende chiudono, si rischia di essere tagliati fuori dallo sviluppo mondiale, declassati a Paese di serie B.
La crisi sta provocando reazioni diverse, spesso determinate dal prevalere di due tendenze contrapposte:

- subirla, pensando di esorcizzarla e di superarla addossando le colpe su qualcuno (che sicuramente esiste e ha piu` responsabilità di altri). Ma cosi` facendo, non si produce alcun cambiamento, se non quello di aumentare il lamento che puo` finire nella disperazione.
- ignorarla, dopo averla provocata, continuando a comportarsi come se nulla fosse e soprattutto senza mettersi minimamente in discussione.

La realta` e` positiva perche´ mette in moto la persona
E` irrazionale pensare che basti essere contro qualcuno per sconfiggere la crisi, peggio ancora e` negarne l’esistenza. E` il contrario di quella tradizione ebraico-cristiana per la quale la realta` e` percepita come ultimamente positiva, anche quando mostra un volto negativo e contraddittorio. La realta`, infatti, ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a cio` che accade.
Questa consapevolezza ha costruito la storia millenaria dell’Occidente. E a dispetto di ogni dualismo o manicheismo - per cui il male e` sempre da una parte e il bene sempre dall’altra -, ha permesso di costruire il futuro proprio accettando le sfide della realta`, rispondendo ad esse con intelligenza, creativita` e capacita` di sacrificio.


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COMMENTI
25/10/2011 - Grazie, ci voleva. (Simone Finotello)

Riporto dal testo: "Da che cosa si può ricreare la ricchezza dell’Italia? Da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera." Nulla di più umano e di più libero. Un giudizio che mancava nella sua chiarezza e da cui ripartire. E per i giovani come me, che ho 31 anni, a maggior ragione deve essere una sfida da raccogliere pienamente, una provocazione continua nella vita di tutti i giorni a portare questo slancio di positività e di libertà (e anche di sacrificio per sè e per gli altri, di condivisione, di speranza) nella propria famiglia, al lavoro, con le persone con cui si condividono le giornate. Facendosi stimolatori intelligenti e consapevoli verso coloro che hanno la responsabilità politica di dare sostegno a questa capacità di azione, a questa imprevedibilità affascinante che, come dice il documento, è in grado di generare positività, bellezza, e quindi ricchezza, risposta ai bisogni, crescita e, sotto sotto, di dare senso alla vita. Così da renderci più uomini, capaci di affrontare i problemi guardandoci in faccia e non lanciandoci le pietre o rubandoci a vicenda, dal più piccolo al più grande degli ambiti in cui agiamo, un pezzetto di sterile potere.

 
23/10/2011 - Compito della Politica (giuseppe g. carchidi)

Limito all'ultimo punto degli "strumenti",sapendo di andare contro corrente.Aver immagginato uno Stato federale, con tutto quello che significa è stato un errore di prospettiva dalle conseguenze immani. Continuare su detta strada è semplicemente "perseverare diabolicamente" nell'errore. Per come è morfologicamente l'Italia, e per come si è ditribuita la popolazione sul suo territorio nel tempo unitario, un federalismo "regionale" non ha significato nè economico, nè sociale. Infatti ha aumentato le differenze, esaltandole, ha impedito una visione unitaria dei problemi perdendone il filo. Insistere significa voler abbandorare parte rilevante del territorio alla non statualità. Chi provoca i costi e gli sprechi, lo fà perlo più per ignoranza e stupidità, li pagano tutti i cittadini aggravandone i problemi, non elimina le sacche di clientela, anzì li rafforza, aumentano a dismisura gli sprechi.Accade in quel Sud che non è mai uscito da una logica clientelare, accade al Nord che ha abbracciato questa prassi avendo dimenticato le semplici regole della buona amministrazione.